Europa 10 settembre 2011
Referendum, dal Pd serve un passo avanti
Walter Veltroni
Il conto alla rovescia del referendum avanza verso la data del 30 settembre. Ma i segnali che ho visto, girando in questi giorni nelle Feste e nelle iniziative politiche sono davvero confortanti. In tanti firmano, in tanti chiedono di poterlo fare. Il perché di questa spinta in fondo è semplice da decifrare: i cittadini non vogliono il Porcellum (una legge trappola costruita sulle esigenze della destra e che faceva ribrezzo persino a chi l’ha scritta) e vogliono riprendere in mano la possibilità di decidere.
Lo scettro nelle mani dei cittadini, si sarebbe detto, al contrario di quanto sarebbe avvenuto con l’altro referendum, il cosiddetto Passigli, imperniato su un ritorno al proporzionale da Prima repubblica, che l’iniziativa pro Mattarellum
[NB: questi i promotori:
]
ha per fortuna scongiurato.
Ma credo ci sia qualcosa di più in questa voglia di referendum. C’è un bisogno di partecipazione, un protagonismo diffuso, lo stesso che abbiamo visto nelle urne di questa primavera.
So bene che la materia elettorale è di quelle più complicate in cui scrivere le leggi col bisturi referendario, col taglia e cuci di quesiti estremamente complessi, non è il sistema migliore. Per questo il Pd ha discusso e presentato una sua proposta di legge elettorale basata sul maggioritario di collegio con doppio turno con una quota di proporzionale e di diritto di tribuna.
Ma so altrettanto bene che in questo parlamento (il parlamento in cui, dopo una crisi del Pdl e una scissione, la maggioranza si regge in piedi con un gruppo di arruolati) la possibilità che la riforma elettorale sia discussa e approvata ha poca o nessuna possibilità se non ha il supporto e la spinta dei cittadini.
Per questo credo che l’intreccio tra la proposta di riforma del Pd e il raggiungimento delle firme per il referendum sia un intreccio virtuoso. E credo che, per lo stesso motivo, il rilancio della richiesta di dimezzamento dei parlamentari sia fondamentale, tanto più che dopo gli annunci la maggioranza ha dimostrato la sua doppiezza e ipocrisia facendo scomparire il tema dalle proposte di riforma costituzionale.
Ho proposto, anche in una lettera inviata ai presidenti dei gruppi del Pd alla camera e al senato, che il partito condizionasse il proprio atteggiamento in aula nella discussione sull’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione alla contemporanea approvazione del dimezzamento dei parlamentari.
La mia proposta non è la semplice riaffermazione di una posizione che il Pd ha elaborato da tempo e che è ormai un patrimonio condiviso. È la volontà di dare forza cogente a questa proposta che troppe volte è stata messa sul tavolo per poi – per responsabilità della destra – finire nel dimenticatoio. Credo che se il parlamento riuscisse ad approvare in 90 giorni queste due modifiche costituzionali avremmo realizzato un passo in avanti straordinario.
Il parlamento spagnolo è riuscito in pochi giorni e con voto bipartisan dei grandi partiti di quel paese a mettere nella sua costituzione il vincolo di pareggio in bilancio e da quel momento il differenziale tra i loro titoli di stato e i Bund tedeschi si è stabilizzato mentre i nostri titoli entravano in sofferenza anche nel confronto con quelli iberici. Ecco, i comportamenti politici evidentemente pesano sui mercati, «valgono oro» ha scritto qualcuno. O sono zavorra, come avviene per l’Italia vittima di un governo dannoso e pericoloso.
Insomma, referendum, dimezzamento dei parlamentari (che si porta dietro come necessità una nuova legge elettorale) sono segnali indispensabili di rinnovamento della politica. Sbaglia chi legge questi due fatti come dei cedimenti al clima politico di questi tempi: l’insoddisfazione per come la politica funziona, o meglio non funziona, per un parlamento in cui la rappresentanza è annacquata e gli eletti appaiono come nominati, per un sistema inefficiente e farraginoso in cui si procede solo a colpi di fiducia e di vertici notturni a casa del presidente del consiglio non è antipolitica. È al contrario un sentimento legittimo, è un richiamo alla politica. Chi cerca un tavolino per firmare lo fa perché crede ancora nella possibilità di cambiare le cose con la politica.
È importante che il Pd abbia aperto le sue Feste alla raccolta delle firme, tenacemente tenuta viva da Parisi. È importante anche perché segna un cambio di sensibilità dopo non poche difficoltà iniziali. Ora, a poco più di venti giorni dalla scadenza del 30 settembre, è venuto il momento di fare un passo in avanti.
Non si tratta di mettere bandiere di partito sui banchetti ma il Pd dovrebbe mettere a disposizione dei comitati referendari l’esperienza, l’organizzazione e anche la passione dei tantissimi democratici che hanno già sottoscritto e che intendono impegnarsi per il raggiungimento dell’obiettivo delle 500mila firme. È un passo in avanti possibile: il tempo è poco, gli sforzi debbono moltiplicarsi.
Per quanto mi riguarda, come ho fatto dai primi di giugno quando per bloccare il referendum Passigli ho contribuito a lanciare i quesiti a favore del maggioritario, continuerò a sostenere e promuovere le ragioni del referendum nelle Feste, nei dibattiti, incontrando i cittadini.
(Fonte: europaquotidiano.it)
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