"alcuni studiosi considerano l’assetto delineato a Maastricht come uno dei principali vettori della rivoluzione neoliberista e dello svuotamento delle competenze dello stato nazione e dell’economia mista avvenuto in questi anni, che costituirebbe la vera natura e il principale risultato del processo di integrazione europea (Gillingham). Questa prospettiva (che il lettore ritroverà in parte espressa, sia pure in termini critici, nel contributo di Giuliano Garavini a questo numero) appare eccessivamente unilaterale, in quanto non tiene conto del fatto che la crisi dello stato nazione e dell’economia mista è un processo che precede l’Europa di Maastricht (…). E tuttavia, le vicende degli ultimi mesi dimostrano in modo evidente come entrambe le visioni che hanno ispirato l’Europa di Maastricht siano profondamente inadeguate. E che sia l’idea di una ordinata divisione dei compiti tra una politica monetaria unificata in un mercato integrato e una gestione nazionale delle politiche economiche “coordinate” tra loro, sia quella di una moneta senza sovrano che innesca un graduale e ordinato processo di de-statualizzazione e di de-politicizzazione dell’Europa si sono rivelate illusorie"
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Roberto Gualtieri, su Tamtàm democratico.
L’articolo citato di Garavini (sulla scia del Gillingham di Design for a new Europe) è questo, che si conclude così:
Le forze politiche e sociali della sinistra europea dovrebbero invece opporsi, prima di tutto nel Parlamento europeo, ad ogni ulteriore erogazioni di aiuti finanziari che non vadano di pari passo a modifiche strutturali vere della governance economica dell’Unione europea: armonizzazione della fiscalità, difesa di beni comuni dalla privatizzazione, restrizioni alle banche sugli investimenti finanziari e loro parziale ripubblicizzazione, ristrutturazione del debito estero dei paesi in difficoltà, obblighi espansivi per i paesi in surplus commerciale, regole comuni sul lavoro, tassa sulla transizioni finanziarie da investire in beni comuni e infrastrutture, disincentivi alle delocalizzazioni e armonizzazione delle leggi sul lavoro.
Eurolandia è solo l’ultima incarnazione del processo di integrazione europea e, se prosegue sulla strada tracciata dai leader conservatori di Francia e Germania così come dai tecnocrati di Francoforte, rischia di segnarne il progressivo quanto inesorabile sfaldamento.