Rassegna Stampa PD Mira

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Nov 9

Nuovi assetti PD: l'area popolare sottorappresentata?

L’Unità 8 novembre 2009

I malumori dei cattolici

Andrea Carugati

Chi temeva un Bersani day all’insegna della nostalgia per il Pci-Pds-Ds è stato seccamente smentito. Ieri alla Fiera di Roma è andata in onda una guerriglia in casa ex ppi che ha fatto pensare a un congresso della vecchia Dc. Marini a chiedere posti per la sua area sottorappresentata, Franceschini irritato («Franco ha troppo istinto protettivo, noi non vogliamo posti»), Fioroni alternante tra la sonnolenza (durante la relazione di Bersani) e la fibrillazione per un incarico agognato e non ancora arrivato. Mentre Rosy Bindi ed Enrico Letta, freschi di incoronazione a presidente e vicesegretario, venivano sostanzialmente scaricati dai vecchi “compagni” della Dc. «Anch’io vengo dai popolari, quella di Marini mi sembra una rivendicazione correntizia», dice Rosy. Più sornione Letta: «Solo scosse di assestamento, mi aspettavo molto peggio, Bersani ha parlato solo con Dario perché è lui il capo della mozione…».

Già, la mozione, o meglio «l’area», che c’era e forse da ieri non c’è più. Il nervosismo parte tra giovedì e venerdì, quando Bersani, a sorpresa, sceglie come vice Letta, punta i piedi sulla Bindi presidente e sceglie come capogruppo alla Camera Franceschini. Difficile dire che manchino ex diccì nella stanza dei bottoni, ma Marini e Fioroni sono insoddisfatti. Il primo cullava l’idea che Bersani insistesse per averlo come presidente (ma smentisce: «Sarebbe assurdo pretendere ruoli a 76 anni»). In alternativa, si è tentata la carta di Fioroni vicesegretario, ma nella notte tra venerdì e sabato è arrivato lo stop di Bersani. Tagliati fuori. Eppure proprio loro due, a differenza di Dario, già durante la campagna per le primarie avevano lanciato diversi ramoscelli d’ulivo a Bersani e soprattutto a D’Alema, mentre «Dario» picchiava duro.

E così Marini, mentre dietro le quinte la trattativa era ancora in corso, ha fatto un intervento durissimo dal palco, per dire che sì, «da questo approdo non torniamo indietro», ma se Bersani vuole davvero una gestione unitaria, sappia che «la struttura del partito lascia scoperta un’area». In parole più semplici: «Mio figlio mi chiederà “te le hanno date le chiavi di casa?”, ma io le chiavi in tasca non le ho. Non mi impicco alla questione del vicesegretario, ma il tema deve essere affrontato. Non siamo marginali, perché la mozione ha preso il 34% alle primarie. Chi sono questi? Dei coglioni?». Gelo in sala. Franceschini prende subito le distanze e Fioroni sbuffa: «Io così i miei in periferia non li tengo, ci sono pressioni ad andare con Rutelli…». Ma per ora non pensa al trasloco: «Nessuno può sfrattarmi da casa mia».

Ma non è chiaro che incarico avrà: probabilmente la conferma al settore istruzione. «È anche troppo», malignano amici della Bindi. Intanto Vasco Errani, dato realmente in pole-position per il coordinamento della segreteria, si avvia verso il terzo mandato come presidente dell’Emilia Romagna. Sabato l’assemblea del Pd emiliano gli chiederà di ricandidarsi, e lui avrebbe già dato l’ok. Troppo alto il rischio, si ragiona in area Bersani, di un cambio a pochi mesi dalle regionali.


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