Luglio 28, 2011
"Dopo le illusioni e i fallimenti della democrazia senza mediazione, il compito (in Italia ancora più urgente che altrove) è quello di ripensare la funzione dei partiti come snodo cruciale, anche se non più esclusivo, del rapporto fra cittadini, interessi economici e istituzioni politiche. Partiti che (data l’evidente impossibilità del ritorno al partito-apparato di massa del secondo dopoguerra) abbiano ed esercitino la consapevolezza del limite della proprio ruolo, sia rispetto agli altri soggetti della società sia rispetto alle istituzioni, ma che siano all’altezza della funzione specialistica che essi devono svolgere affinché anche le altre forme di protagonismo politico diretto della società possano avere un’interlocuzione e uno sbocco efficaci. Formazione e selezione della classe dirigente, coordinamento e verifica dell’azione degli eletti nelle istituzioni elettive, capacità di confronto e mediazione con gli interessi materiali e ideali che si vogliono rappresentare, costruzione di un autonomo punto di vista culturale e politico sulla realtà, in grado di reggere all’urto di campagne mediatiche, di interessi di corto respiro e di ondate emotive: la lunga e irrisolta transizione italiana ci dice che, al di là di ogni possibile ingegneria istituzionale o elettorale, se il sistema democratico non si regge su soggetti politici in grado di assicurare queste ‘prestazioni essenziali’, ciò che si indebolisce fino a un punto critico non è solo la vitalità della rappresentanza, ma anzitutto la forza della decisione politica."

Alfredo D’Attorre  ”Dopo l’illusione della democrazia senza mediazione”.

Sulla nuova rivista Tamtàm democratico

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