Luglio 29, 2011
"CECI TUERA CELA - Preoccupati però di criticare l’arrogante radicalità della tesi – non si tratta di uccisione, né di sostituzione – finiamo col sorvolare sulle parole più importanti, i dimostrativi: «ceci» e «cela», «questo» e «quello». Dimentichiamo cioè che se la stampa diventa «questo», se il libro sta sullo scaffale e il giornale in edicola, allora la cattedrale diventa «quella», si allontana e deve lottare per non finire sullo sfondo del nostro paesaggio culturale. Il punto è cioè capire cosa si sta allontanando e cosa avvicinando."

Così Massimo Adinolfi - in dialogo a distanza con U.Eco- si interroga sull’eredità di M.McLuhan (a cent’anni dalla nascita), partendo da questa premessa  - da cui il titolo - :

«Ceci tuera cela»: questo ucciderà quello, il libro ucciderà l’edificio, e le parole assassineranno le immagini. È la profezia che Victor Hugo metteva in bocca all’arcidiacono Frollo, in Notre-Dame de Paris, prestandogli due significati: «In primo luogo era un pensiero da prete», scriveva il romanziere, schierandosi dalla parte dell’umanità emancipata grazie alla parola scritta, era «il segno che una potenza nuova stava per succedere a un’altra potenza. Voleva dire: La stampa ucciderà la chiesa». Ma in secondo luogo voleva dire un’altra cosa, non meno inquietante, e su cui anzi Hugo si soffermava molto di più, essendo il suo valore di progresso assai meno ovvio: la stampa ucciderà l’architettura, «alle lettere di pietra di Orfeo succederanno le lettere di piombo di Gutenberg». 

Per arrivare a queste conclusioni, riguardo la globalizzazione e il futuro che stiamo a noi stessi costruendo:

E in verità ad avvicinarsi è il mondo intero, divenuto ormai (altra formula famosissima) un «villaggio globale». (…) il problema non è se siamo più soli o meno soli di prima, bensì se i processi di globalizzazione non si presentino davvero nella forma di un ossimoro: globale dice infatti il vasto mondo, mentre villaggio dice la sua ri-tribalizzazione.Certo, McLuhan intendeva proprio suggerire che i nuovi «media elettrici» aboliscono lo spazio e il tempo in un abbraccio che intontisce e spaventa. Ma – è da chiedersi – non è ancora utile la sua riflessione, a cent’anni dalla nascita, per suggerire che i processi di globalizzazione non sono a senso unico, che alcune cose si avvicinano e altre si allontanano, alcune distanze si ampliano altre si raccorciano, e che dunque mentre nuove consapevolezze e nuove cittadinanze vengono educate anche grazie alla televisione e alla rete, nuove paure si formano e nuove comunità rischiano, per contraccolpo, di chiudersi? Forse sì, e domandarsi allora come viene su, attraverso quali infrastrutture tecnologiche, l’impalcatura del mondo, non sarà solo una gustosa provocazione intellettuale.

(Fonte: azioneparallela.wordpress.com)

  1. postato da pdmira
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