<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"><channel><description>Una selezione di articoli, foto, siti, interventi d’interesse per il Partito Democratico</description><title>Rassegna Stampa PD Mira</title><generator>Tumblr (3.0; @pdmira)</generator><link>http://pdmira.tumblr.com/</link><item><title>Calearo lascia il PD: il punto sulla politica economica del neosegretario Bersani</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_glFf0Fz1xK" href="http://www.scribd.com/doc/22191011"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="Calearo"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/234786210</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/234786210</guid><pubDate>Fri, 06 Nov 2009 09:38:38 +0100</pubDate><category>Economia &amp;amp; Lavoro</category></item><item><title>PD: definire un'agenda sui temi di lavoro ed economia</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_kd2UaAmYjP" href="http://www.scribd.com/doc/22156286"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="boeri"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/233973481</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/233973481</guid><pubDate>Thu, 05 Nov 2009 16:22:00 +0100</pubDate><category>Tito Boeri</category><category>Economia &amp;amp; Lavoro</category></item><item><title>Le difficoltà di riforme condivise tra opposizione e governo Berlusconi</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Europa 4 novembre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Dove vive Panebianco?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a&gt;&lt;b&gt;Federico Orlando&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Rivoltiamo la domanda al professor Panebianco, che si chiede «A chi fa paura un esecutivo forte?» A nessuno, professore.&lt;br/&gt;Anzi, ci dica: «A chi fa paura il &lt;b&gt;parlamento sovrano&lt;/b&gt;?» Sarà “provinciale”, come lui scrive, ma secondo noi fa paura a quel presidente del consiglio che, a detta dell’amico d’infanzia Confalonieri, non è un dittatore ma uno a cui danno fastidio le “lungaggini” della democrazia. La democrazia è il parlamento. Meglio, diceva Montesquieu, il parlamento più «l’assoluta indipendenza della magistratura dall’esecutivo e dal legislativo, fra le cui potestà invece qualche reciproca invasione di campo è consentita ».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Ma Panebianco dice che l’esecutivo forte in Italia non si può avere perché l’opposizione non collabora e i costituzionalisti adorano il governo debole. Custodiscono il fuoco di Vesta. Però, se Bersani vorrà (con o senza D’Alema a guidare la politica estera europea col placet di Berlusconi), le cose potranno cambiare. Sarà sufficiente che dica sì a quelle che Violante ricorda: trasformare il senato in camera delle regioni, lasciare solo la camera – ridotta di numero – a fare le leggi e a dare e togliere la fiducia al governo, rafforzare i poteri del presidente del consiglio. Certo. Ma il professor Panebianco dov’è stato negli ultimi trent’anni? &lt;b&gt;Dalla commissione Bozzi alla De Mita-Jotti alla D’Alema al progetto Violante della scorsa legislatura&lt;/b&gt;, sul quale c’era l’accordo di tutti, di questo s’è parlato, professore, proprio di questo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Sveglia. Poi, guarda caso, non s’è fatto niente, anche perché l’unica volta che un governo ha portato da solo questa “ingegneria costituzionale” al giudizio del popolo, l’ha frammischiata a tanti secondi fini (parliamo del &lt;b&gt;governo Berlusconi 2001-2006&lt;/b&gt;) che il popolo la trombò solennemente. Tanto era il fetore da repubblica bananiera e caudillista che ne emanava, da costringere la gente a turarsi il naso e votare no.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che c’entrano i costituzionalisti, che, a differenza di certi politologi, avevano fatto solo il loro dovere di patrioti dicendo che il fetore non è profumo? È a quel dovere che si tiene fedele il Partito democratico, con e senza Bersani; a quel dovere si attiene Fini, meritandosi dalla premiata ditta l’accusa di tramare col presidente della repubblica per mettere Berlusconi in ceppi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Non si tratta di non voler &lt;b&gt;riformare anche la giustizia&lt;/b&gt;, cui Panebianco cautelosamente evita di riferirsi. Si tratta – come dice Bersani – di non confondere la riforma del processo penale e civile coi lodi Alfano, la prescrizione brevissima, la degradazione dei pm ad “avvocati dell’accusa”, la conquista del Csm e della corte costituzionale con toghe che vadano a cena col giudicando prima di giudicarlo. Ma tutto questo Pippo non lo sa, e neanche Panebianco.&lt;br/&gt;Che in cuor suo, ma cautelosamente non lo dice, alla voce “rafforzamento dei poteri del premier” forse prevede anche quello di sciogliere la camera legislativa. Che invece no, deve restare al Quirinale, proprio perché in Italia possono diventare primi ministri personaggi «che non sopportano le lungaggini della democrazia». Quale modo migliore, per non sopportarle, che decapitare lo strumento della democrazia e farsene uno più docile? Fece così anche l’amato duce: &lt;b&gt;1923 (legge Acerbo), 1929 (camera di sole camicie nere), 1938 (camera dei fasci e delle corporazioni).&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;C’era del genio in quel padano. Che però aveva la fortuna di muoversi in una Costituzione elastica, lo statuto, che si faceva tirare da una parte o dall’altra. Perciò la nostra Costituzione fu voluta rigida, che non si facesse tirare. Ci vuole il consenso di tutti per cambiarla: di Bersani e anche di Di Pietro e di Casini. Come Fini e Napolitano, anch’essi non hanno paura dell’esecutivo forte (&lt;b&gt;premierato, cancelliere, semipresidente&lt;/b&gt;: sono trent’anni che li chiediamo), ma del colonnello Gheddafi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Quanto alle altre sollecitazioni di Panebianco a Bersani (sgravi alle imprese, potatura della spesa improduttiva, riforma scuola-università, ecc.) perché no? Basta che il premier le scriva nell’agenda del confronto (&lt;b&gt;confronto, non dialogo&lt;/b&gt;) insieme alle riforme istituzionali, e si sieda alla tavola rotonda, tutti in pari dignità, ciascuno con il proprio progetto riformatore.&lt;br/&gt;Come alla &lt;b&gt;Commissione dei 75 alla Costituente&lt;/b&gt;. Vi si esce con un testo concordato, senza l’ipoteca di una parte sul risultato. In questo caso, anche l’articolo del professore diventerebbe una cosa seria. Ma invece il premier andrà a Berlino, per dire che il Muro è risorto, costruito nottetempo dai comunisti italiani. Donde la necessità di votare per lui alle prossime regionali. Che ne dice, professore?&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/232805951</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/232805951</guid><pubDate>Wed, 04 Nov 2009 12:45:13 +0100</pubDate><category>Federico Orlando</category><category>Angelo Panebianco</category><category>Riforme Istituzionali</category></item><item><title>Una stagione di dialogo per le riforme tra maggioranza e opposizione?</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Corriere della Sera 3 novembre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;TIMORI DI UN ESECUTIVO FORTE&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il provincialismo che frena le riforme&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Angelo Panebianco&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C’ è la tenue possibilità, come ha os­servato &lt;a id="aptureLink_95IPY3q8Qj" href="http://pdmira.tumblr.com/post/229942419"&gt;Ser­gio Romano (il Corriere, 1˚ novembre) &lt;/a&gt; che l’elezio­ne di Pier Luigi Bersani a segretario del Partito de­mocratico contribuisca a rendere meno irrespirabi­le l’aria del Paese. C’è l’inte­resse del governo ad evita­re, per il futuro, continui scontri frontali con l’oppo­sizione: la sponsorizzazio­ne della candidatura di Massimo D’Alema alla cari­ca di responsabile della po­litica estera della Unione europea è una mossa che va in quella direzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma c’è anche un interesse di Bersani a superare il clima da guerra civile. Bersani, la cui tradizione politica di provenienza teneva in gran conto il realismo, sa bene che quel clima può favorire solo gli estremi­sti. Alla lunga, la «politica delle urla» danneggia le forze moderate di sinistra. Si tratta di una possibili­tà tenue. I «combattenti della guerra civile» non molleranno l’osso, hanno troppo da perdere. Se ci sa­rà, su certi temi, dialogo fra maggioranza e opposi­zione, si può scommettere che Bersani verrà accusato dai suddetti combattenti di essere un traditore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma Bersani si gioca il fu­turo del Pd. Sa che deve da­re del suo partito l’immagi­ne di una &lt;b&gt;«forza tranquil­la »,&lt;/b&gt; capace di occuparsi con serietà dei problemi del Paese. Solo così può sperare di attrarre, nel Nord d’Italia soprattutto, quella parte di elettorato che oggi non lo voterebbe ma che potrebbe domani cambiare idea, che potreb­be abbandonare il centro­destra se il Partito demo­cratico fosse capace di co­struirsi una reputazione di seria e dinamica forza ri­formista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per qualificare così il proprio partito Bersani de­ve cercare il dialogo con la maggioranza là dove più accentuato è l’attivismo ri­formista del governo. &lt;b&gt;La­voro, scuola- università, pubblica amministrazione&lt;/b&gt; sono àmbiti nei quali il go­verno, comunque si giudi­chi la sua azione, ha mo­strato una forte caratura ri­formista. Che deve fare l’opposizione? Continuare a dire che «è tutto sbaglia­to, è tutto da rifare», oppu­re tentare di dialogare apertamente col governo cercando reali punti di in­contro per poi poter riven­dicare una parte del meri­to dei provvedimenti adot­tati?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se sui temi suddetti, e anche su altri (per esem­pio, le questioni degli sgra­vi fiscali alle imprese o del­la potatura della spesa im­produttiva) il Pd fosse ca­pace di presentarsi con proposte costruttive ver­rebbe certo accusato di in­telligenza col nemico dai guerrafondai ma potrebbe guadagnare credibilità agli occhi dell’elettorato più centrista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C’è poi il capitolo delle &lt;b&gt;riforme istituzionali&lt;/b&gt;. Qui il terreno però è decisa­mente minato. Capire do­ve sono collocate le mine è importante. Sulla rifor­ma della giustizia, nono­stante l’opera, comunque preziosa, di pontieri di pre­stigio come Luciano Vio­lante, le possibilità di azio­ne bipartisan sembrano, al momento, scarse o nul­le. È improbabile che il go­verno presenti un proget­to di riforma che possa ot­tenere l’avallo della Asso­ciazione nazionale magi­strati. E senza quell’avallo è difficile che il Pd sia in grado di accordarsi col go­verno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Probabilmente, la que­stione della riforma della Costituzione (tranne negli aspetti che toccano il te­ma della giustizia) divente­rà, di nuovo, come tante al­tre volte in passato, un ter­reno di seria discussione fra maggioranza e opposi­zione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le fondazioni che fanno ca­po a Gianfranco Fini e a Mas­simo D’Alema ci lavorano su da qualche tempo. E &lt;b&gt;Violante &lt;/b&gt;ha ricordato i punti su cui, in Parlamento, è forse possibile trovare una intesa:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;«Trasfor­mare il Senato in Camera del­le Regioni, lasciare a Monteci­torio la legislazione ordinaria e il potere di dare e togliere la fiducia, ridurre il numero dei parlamentari e rafforzare i po­teri del presidente del Consi­glio » (&lt;b&gt;Il Foglio, 31 ottobre&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_7Pg9Daobos" href="http://www.scribd.com/doc/22051277"&gt;&lt;b&gt;&lt;img aptureproxy="63" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="14087868"/&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pur auspicando che un’in­tesa si trovi, mi permetto di essere scettico. A meno che non cambino certe condizio­ni. Di riforma della Costitu­zione si parla dai tempi di Craxi e sono sempre falliti tut­ti i tentativi di farla. Le re­sponsabilità di questi ripetuti fallimenti non sono solo del­la classe politica. Sono anche di quelle forze, esterne alla classe politica in senso stret­to, che hanno il potere di le­gittimare oppure di delegitti­mare l’operazione di riforma. Penso, in particolare, ai pro­fessori di diritto costituziona­le. Fin quando la maggioran­za dei costituzionalisti, come fino ad oggi è stato, manterrà un atteggiamento conservato­re, le possibilità di cambia­mento consensuale della Co­stituzione continueranno ad essere ridotte. Immaginiamo che si trovi un accordo sui punti indicati da Violante, ivi compreso il più controverso: il rafforzamento dei poteri del capo del governo. Non ci sarebbe immediatamente una straordinaria mobilitazio­ne di costituzionalisti di pre­stigio contro la «deriva auto­ritaria », contro il «fascismo alle porte»? E quella mobilita­zione, sfruttata dalle forze po­litiche e dai giornali contrari all’accordo, non avrebbe un potente effetto delegittiman­te sull’intera operazione? Co­sì è stato in passato. Perché le cose dovrebbero oggi cam­biare?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In una eccellente ricostru­zione- analisi della vicenda che apparirà sul numero di novembre di &lt;b&gt;&lt;a id="aptureLink_finnYF3Eg3" href="http://www.lrds.it/"&gt;&lt;b&gt;Le nuove ragio­ni del socialismo&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; &lt;/b&gt; (e la cui let­tura consiglio a quei politici, di maggioranza e di opposi­zione, che vogliano seriamen­te imbarcarsi nell’impresa), &lt;b&gt;Augusto Barbera&lt;/b&gt; mostra be­nissimo quanto il provinciali­smo, l’incapacità di confron­tarsi con le esperienze costi­tuzionali europee — britanni­ca, spagnola, tedesca — pesi sui pregiudizi, non solo dei politici, ma anche di molti co­stituzionalisti. Fare le rifor­me costituzionali non è solo una questione affidata alle possibilità di accordo fra maggioranza e opposizione. È anche una questione di ag­gregazione di consenso fra coloro che sono ritenuti com­petenti e legittimati a dire la loro sull’argomento.&lt;/p&gt;
&lt;!-- OAS AD 'Rectangle'begin --&gt;&lt;!-- OAS AD 'Rectangle' end --&gt;
&lt;p&gt;Convincere la cultura costi­tuzionalista del Paese che la democrazia richiede &lt;b&gt;governi istituzionalmente forti&lt;/b&gt; è un lavoraccio: troppi costituzio­nalisti pensano ancora il con­trario. Ma è un lavoraccio ne­cessario, se si vuole arrivare a risultati. Altrimenti, la ripre­sa del dialogo sulle riforme costituzionali sarà solo, co­me altre volte, una scusa per instaurare, per qualche me­se, un clima meno avvelena­to fra le forze politiche. Me­glio di niente. Ma troppo po­co, forse, per le esigenze del Paese.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/231688527</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/231688527</guid><pubDate>Tue, 03 Nov 2009 10:08:00 +0100</pubDate><category>Angelo Panebianco</category><category>Luciano Violante</category></item><item><title>PD: rispondere agli interrogativi posti dall'addio di Rutelli</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_T6jOkwIw8S" href="http://www.scribd.com/doc/22013280"&gt;&lt;img aptureproxy="61" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="Rutelli_domande"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/230731948</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/230731948</guid><pubDate>Mon, 02 Nov 2009 13:14:15 +0100</pubDate><category>Franco Monaco</category><category>francesco rutelli</category></item><item><title>Renzi e Cacciari: due visioni "da sindaco" sul PD di oggi</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_COUTGbIg0l" href="http://www.scribd.com/doc/22010930"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="Binder1"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/230691540</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/230691540</guid><pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:59:00 +0100</pubDate><category>Matteo Renzi</category><category>Massimo Cacciari</category><category>Organizzazione PD</category></item><item><title>Quali le prime mosse di Bersani?</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Corriere della Sera 1 novembre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;DOPO IL SI’ DEL PREMIER A D’ALEMA&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E adesso Bersani faccia una mossa&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a&gt;&lt;b&gt;Sergio Romano&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La possibilità che Massimo D’Alema venga scelto a rap­presentare la politi­ca estera dell’Unione Euro­pea dopo la ratifica del Trat­tato di Lisbona è oggi pro­babilmente modesta. Co­me ha ricordato Franco Venturini sul «Corriere» di ieri, vi sono già altre candi­dature e la scelta dipende anche dal colore politico della persona che verrà chiamata alla presidenza del Consiglio europeo. Ma l’appoggio del governo Ber­lusconi, annunciato nelle scorse ore, è comunque un segnale interessante. Dimo­stra che il governo approva a posteriori la qualità del la­voro fatto da D’Alema alla Farnesina durante il gover­no Prodi e riconosce la con­tinuità della politica estera italiana da un governo all’al­tro. &lt;b&gt;Ammette che vi sono questioni su cui maggioran­za e opposizione possono lavorare insieme&lt;/b&gt;. In una si­tuazione in cui basta che uno dica una cosa perché l’altro dica l’opposto, que­sta, per gli italiani stanchi di vivere con l’arma al pie­de, è una buona notizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lasciamo da parte per un momento il futuro di D’Alema e chiediamoci piuttosto se non sia possibi­le partire da questo segnale per imboccare una strada migliore di quella su cui stiamo segnando il passo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Partito democratico ha un nuovo segretario, scelto da un numero considerevo­le di iscritti ed elettori. Pier Luigi Bersani ha perso Fran­cesco Rutelli e dovrà supe­rare altri ostacoli. Ma è in sella e ha il diritto di essere considerato a tutti gli effet­ti il principale leader dell’ opposizione. Può ignorare la mossa del governo Berlu­sconi e continuare lo steri­le gioco delle reciproche scomuniche. Ma può anche cogliere l’occasione per di­re al governo e al Paese qua­li sono le questioni su cui il Pd è disposto ad affrontare la maggioranza al tavolo del &lt;b&gt;confronto e della colla­borazione&lt;/b&gt;. Suggerimenti in­coraggianti vengono da &lt;b&gt;En­rico Letta&lt;/b&gt; e lo stesso Bersa­ni ha già dato qualche indi­cazione in questo senso. Ma dovrebbe essere più concretamente esplicito e mettere nero su bianco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esiste la legge sulla &lt;b&gt;rifor­ma universitaria&lt;/b&gt;. Esiste la riforma della &lt;b&gt;giustizia&lt;/b&gt;. Esi­ste il problema delle &lt;b&gt;pen­sioni &lt;/b&gt;su cui, prima o dopo, occorrerà tornare. Ed esi­ste, infine, quello delle&lt;b&gt; ri­forme istituzionali&lt;/b&gt;, dalla trasformazione del Senato in Camera delle regioni al rafforzamento dei poteri del premier, su cui, a giudi­care dall’intervista di &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radA2F4E.tmp.pdf"&gt;Lucia­no Violante al «Foglio» di ieri&lt;/a&gt;, le posizioni di maggio­ranza e opposizione sono molto meno lontane di quanto sembri.&lt;/p&gt;
&lt;!-- OAS AD 'Rectangle'begin --&gt;&lt;!-- OAS AD 'Rectangle' end --&gt;
&lt;p&gt;Qualcuno sosterrà che è tempo perso e che Berlu­sconi preferisce lo scontro al dialogo. E’ possibile. Il presidente del Consiglio ha dato qualche volta la sensa­zione di pensare che è me­glio, per il governo, fare da sé e continuare a trattare l’opposizione come un ne­mico irriducibile piuttosto che riconoscerne il ruolo. Ma se il Pd facesse qualche esplicita proposta, otterreb­be parecchi risultati. Dareb­be maggiore evidenza alla propria immagine di &lt;b&gt;parti­to riformista&lt;/b&gt;. Dimostrereb­be che il Pd non ha nulla da spartire con &lt;b&gt;l’Italia dei valo­ri&lt;/b&gt;, se non l’utilità di qual­che occasionale accordo tat­tico. Metterebbe il presi­dente del Consiglio nella condizione di dovere dare risposte non soltanto pole­miche. Agli italiani che non vivono di militanza politica preme soprattutto, al di là di ogni altra considerazio­ne, che questa legislatura non vada interamente per­duta. Sono quasi trent’an­ni, dalla &lt;a href="http://www.camera.it/parlam/bicam/rifcost/dossier/prec03.htm"&gt;commissione pre­sieduta da Aldo Bozzi&lt;/a&gt; in poi, che parliamo di rifor­me. Vorremmo cominciare a vederle.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/229942419</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/229942419</guid><pubDate>Sun, 01 Nov 2009 19:45:44 +0100</pubDate><category>opposizione</category><category>Riforme Istituzionali</category><category>Sergio Romano</category></item><item><title>Rutelli lascia il PD</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Corriere della Sera 31 Ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;L’intervista - Il fondatore della Margherita: questa forza non è mai nata. C’è il ceppo pds con molti indipendenti di centrosinistra. L’esito del congresso era chiaro da mesi&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Rutelli: sì, lascio il Pd&lt;/b&gt; / &lt;b&gt;Questo non è il mio partito&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;«Vado via subito, con dolore. Casini interlocutore essenziale»&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Marco Cianca &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ROMA — Francesco Rutelli, 55 anni, volta di nuovo pagina. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Lascia il Partito democratico? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Sì». &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Eppure lei è stato uno dei fondatori di que­sto partito, nato da pochissimo tempo. La cre­atura è ancora piccola e lei va già via di casa?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Il Pd non è mai nato. Nonostante la passio­ne e la disponibilità di tanti cittadini, non è il nuovo partito per cui abbiamo sciolto la Mar­gherita e i Ds. Non ho nulla contro un partito democratico di sinistra, ma non può essere il mio partito».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Si è pentito di aver sciolto la Margherita? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Vede, abbiamo posto tre condizioni, sospen­dendo l’attività della Margherita: niente appro­do nel socialismo europeo; ma siamo finiti lì. Basta collateralismo, basta vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali, interessi economici; ma le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne sia­mo fuori. Pluralismo politico; ma anziché crea­re un pensiero originale, si oscilla tra babele cul­turale e voglia di mettere all’angolo chi dissen­te. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;La Margherita può rispuntare? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«No. Ma occorre riflettere su quelle tre condi­zioni politiche. Erano tassative. E non sono sta­te rispettate».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Perché aborre la socialdemocrazia? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Non aborro assolutamente la socialdemo­crazia. Anzi: se fossimo nel 1982, le direi che la ammiro. Ma siamo nel 2009: è un’esperienza storica che non ha alcuna possibilità di parlare ai contemporanei. Non ci sono più le fabbriche, i sindacati, le strutture sociali del Novecento».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Quando va via ufficialmente?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Subito, anche se con dolore. Il Pd è stato il sogno di molti anni. C’è però una cosa che mi angoscia: l’incomprensione della gravità assolu­ta della condizione del Paese. È possibile uscir­ne, è possibile, come dice il nostro Manifesto per il cambiamento e il buongoverno, trovare le soluzioni giuste per l’economia, il lavoro, le piccole imprese, la crescita e la coesione del Pae­se.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ma se non cambia quest’offerta politica, tut­to è già scritto: vince una destra dominata dal patto Berlusconi-Lega».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Quali sono le prospettive politiche? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Cambiare l’offerta politica significa unire forze democratiche, liberali, popolari. Contrap­porsi al populismo di destra, alla xenofobia, al radicalismo di sinistra, al giustizialismo. E defi­nire una proposta credibile. Io la mia decisione l’ho presa. La manterrei, anche se fossi solo. Ma non sarò solo. Vedo molte forze che erano in fuga dalla politica tornare in campo. Quindi, una crescita per tutti».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;La meta è la fine del bipolarismo e la nasci­ta di un nuovo centro?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«L’alternanza, in democrazia, è indispensabi­le. Il Pd era concepito per riconquistare il cuo­re, il centro della società italiana. Il suo sposta­mento a sinistra impone che altri assolvano questo impegno fondamentale. Oggi, né la sini­stra, né il cosiddetto centrismo parlano ai giova­ni, alle partite Iva, alle persone sensibili all’am­biente. Occorrono progetti pragmatici, ed emo­zioni. Occorre un’onestà senza macchie. Una lai­cità senza intolleranza».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Quale sarà il nome del nuovo partito? Chi vi finanzia? E dove sarà la sede?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«È troppo presto per parlare di nomi, di fi­nanziamenti e di sedi. La scelta politica è fatta, per il resto c’è tempo».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Lei, come ha scritto Pierluigi Battista, ha al­le spalle una storia di partiti cambiati o ab­bandonati. I radicali, i Verdi, la Margherita. Ma è possibile, nel volgere di pochi lustri, par­lare di una sempre nuova offerta politica o, come disse una volta, di un nuovo conio, sen­za che si capisca mai bene il portato ideale di questi mutamenti?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Sì, in trent’anni mi onoro di aver aderito ai radicali, ai Verdi, alla Margherita. E allora? Quanti ex fascisti non vengono interpellati allo stesso modo? Quanti ex rivoluzionari di sini­stra oggi siedono nel governo Berlusconi? Che vengano da destra o da sinistra, nel Pdl sanno che il loro potere non sopravvivrà nel dopo Ber­lusconi. Guardando a sinistra, ho ricordato che molti altri hanno avuto almeno tre partiti, pri­ma del Pd: Pci, Pds, Ds. La differenza è che in cuor loro si sentono in perfetta continuità. Ec­co: questa mancata discontinuità è uno dei maggiori problemi che avrà il Pd. Però gli augu­ro sinceramente il meglio, nell’interesse del Pa­ese e dell’alternativa al populismo di destra».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Come risponde alle accuse d’incoerenza o di opportunismo?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Su di me si esercita una polemica che non finisce mai. Ricorda, ai tempi del Giubileo, ‘l’ex-radicale che è diventato amico di Giovan­ni Paolo II’? Come se non si potesse essere cre­denti, secondo certi laicisti furiosi — come ha scritto Giancarlo Bosetti — senza stringere pat­ti di potere con le gerarchie vaticane! C’è una contraddizione di fondo, però, in queste pole­miche contro di me: essere un laico cristiano risponde a una scelta di opportunismo? Oppu­re è il contrario, visto che per difendere alcune convinzioni ho certamente pagato, e tuttora pa­go, un prezzo molto maggiore dei supposti be­nefici? » .&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Se avesse vinto Dario Franceschini, sareb­be rimasto nel Pd? O aveva già deciso prima di conoscere l’esito delle primarie?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Guardi, l’esito del congresso era chiaro da parecchi mesi. E l’ho anticipato nel mio libro,&lt;i&gt; La svolta&lt;/i&gt; » . &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Qual è il suo giudizio su Pier Luigi Bersani? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Persona seria. Non so come intenda fare il suo lavoro d’inclusione nel partito che guida. A me, ad esempio, da quando si è candidato, non ha fatto neppure una telefonata. Ma non mi of­fendo certo: è politica».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Che cosa le ha detto Massimo D’Alema nel colloquio dell’altro giorno?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Abbiamo parlato di economia, dell’incredi­bile caso Marrazzo, della sua candidatura — che giudico eccellente — per la guida della poli­tica estera europea. Quanto al Pd, mi ha garbata­mente detto che ci sarebbe spazio per me, ma gli ho spiegato che questo non è il Pd che avrei voluto far nascere. Potremo collaborare da po­stazioni diverse, e ho fiducia che questo amplie­rà le forze».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Chi l’ha chiamata in questi giorni? Chi ha cercato di frenarla e chi al contrario l’ha solle­citata a fare questa traumatica scelta?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Ho ricevuto migliaia di messaggi d’incorag­giamento, adesioni, sostegni. Molti, prestigio­si. Tante email di critiche da elettori del Pd: cer­cherò, nei prossimi giorni, di rispondere a tut­ti. A frenarmi? Alcuni amici di lungo corso, co­me Paolo Gentiloni. Ma è stato più formale che altro. Sanno perfettamente, da anni, che non sa­rei mai entrato in un Pd post-Pci. Quanto a lo­ro, purtroppo, s’illudono».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Ha parlato con Silvio Berlusconi? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«No». &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Qual è il suo stato d’animo? &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Determinazione, e desiderio di far crescere una squadra: assolutamente, non un ‘partito di Rutelli’. Del resto, i nomi di Bruno Tabacci, Lo­renzo Dellai, Linda Lanzillotta, già dicono mol­to. Le &lt;a&gt;&lt;b&gt;firme al Manifesto&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; indicano una potenzia­lità enorme, che può raggiungere anche settori moderati, e in sofferenza, del centrodestra».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Pier Ferdinando Casini sostiene che assie­me potreste prendere cinque milioni di voti. È il leader dell’Udc il suo alleato naturale?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Casini è un interlocutore essenziale. Ed è giusto guardare lontano: con proposte serie, si può puntare a unire molte altre energie. Sino a creare, in alcuni anni, la prima forza del Paese»&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_ksdsq4SpUf1qz77h6.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/228853695</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/228853695</guid><pubDate>Sat, 31 Oct 2009 14:40:00 +0100</pubDate><category>francesco rutelli</category></item><item><title>Il lavoro che attende il neosegretario Bersani</title><description>&lt;p&gt;Damilano sull’Espresso di oggi:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_8FRNCVvayl" href="http://www.scribd.com/doc/21918258"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="390" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="bersani a ostacoli"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/228125844</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/228125844</guid><pubDate>Fri, 30 Oct 2009 19:27:26 +0100</pubDate><category>Pierluigi Bersani</category><category>Organizzazione PD</category></item><item><title>La terza componente dell'amalgama del PD: Marino e la cultura liberal</title><description>&lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Europa 29 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Marino e la realtà liberal&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Federico Orlando&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;È accaduto un fatto rilevantissimo nelle primarie. La presenza liberal nel Pd, assolutamente irrilevante nel confronto, ai vertici del partito, fra le due culture egemoni, ex pci ed ex popolari, che però s’era affacciata significativamente nel voto degli iscritti, ha fatto irruzione nel voto degli elettori, dimostrando almeno due cose: una, che hanno torto i &lt;i&gt;laudatores&lt;/i&gt; del tempo che Berta filava, quando affermano che le scelte dei dirigenti vanno fatte nei congressi dagli iscritti e non nei gazebo dagli elettori; due, che le tre e non due culture, di cui si parlò all’inizio del processo formativo del nuovo soggetto politico, esistono nella realtà dell’Italia che vota Pd.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Piaccia o non piaccia alla guardia svizzera teodem o alla vecchia guardia “leninista”, poste a presidio delle rispettive egemonie. Lo ha notato con un’annotazione di sfuggita ma incisiva &lt;b&gt;Ilvo Diamanti&lt;/b&gt; su Repubblica nell’articolo “Quel patrimonio di tre milioni”:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;«La base elettorale più caratterizzata è certamente quella di Marino.&lt;br/&gt;Che ha ottenuto i livelli più elevati nelle regioni del Nord e nelle province metropolitane, sempre oltre il 15 per cento».&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Europa, con un tabellone sui risultati per regioni, ne ha dato la rappresentazione grafica. Marino prende il 17,9 in Sud Tirolo (Bolzano), il 17,3 in Piemonte, il 16,8 in Valle d’Aosta, il 16,2 in Liguria, il 15,8 in Lombardia, il15,7 in Friuli, il 15,3 in Veneto, il 14,4 nelle Marche, il 14 nel Lazio, il 13,7 in Toscana, il 13,5 in Trentino, il 13,5 in Umbria, il 13,2 in Sardegna, il 13,1 in Sardegna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il significato di queste percentuali è stato centrato da Lucia Annunziata sulla &lt;b&gt;Stampa&lt;/b&gt;: la voce liberal emersa dalle primarie è&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;«supercittadina, giovane, professionale, nordica. Un voto tipico del settore della modernità. Non dissimile da quello che in Usa è chiamato urban radical (…) una delle basi su cui si è innestato il consenso a Obama. Né lontano da quello della classe media dei nuovi professionisti, che negli anni Novanta decretò il successo di Blair».&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Se poi si mette il voto per Marino sotto il microscopio,come ha fatto &lt;b&gt;&lt;a id="aptureLink_6sHKbuzPBd" href="http://termometropolitico.it/index.php/Elezioni/primarie-pd-analisi-del-voto-1-eta.html"&gt;&lt;b&gt;Termometropolitico.it&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; &lt;/b&gt;, si scopre che il 12 per cento globale diventa 20 per cento fra i giovanissimi dai 16 ai 24 anni.&lt;br/&gt;Insomma Marino, che ha innalzato i temi concreti di una moderna laicità (testamento biologico, unioni civili, adozioni per i single, lotta all’omofobia, ricerca scientifica, separazione dei poteri statali e religiosi), ha raccolto «&lt;b&gt;un elettorato non residuale ma molto diverso».&lt;/b&gt; Tanto che si potrà forse discutere se esso si sarebbe manifestato egualmente per il Pd senza la presenza di Marino. Ora ci auguriamo finalmente una vera dialettica fra le tre culture&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**********&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Lucia Annunziata “Quel liberal nordista di Marino”, La Stampa 27/10/2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_q4vFOZ5ycr" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=6544&amp;ID_sezione=&amp;sezione="&gt;&lt;img aptureproxy="65" height="270" width="400" src="http://placeholder.apture.com/ph/400x270_WebClip/" title="Quel liberal nordista di Marino"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/226787168</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/226787168</guid><pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:24:50 +0100</pubDate><category>Federico Orlando</category><category>Lucia Annunziata</category><category>ignazio marino</category><category>liberal</category></item><item><title>Il "tragitto" futuro di Rutelli: "Cambiamento e Buongoverno" e il PD</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;La Stampa 28/10/2009&lt;/b&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; IL PD, DOPO LE PRIMARIE&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Rutelli se ne va, ma senza truppe&lt;/b&gt;&lt;img height="2"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;!--/div--&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Non ci sono i numeri per un gruppo alla Camera, si profila un tandem con Tabacci&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;FABIO MARTINI&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; ROMA - Il «traghetto» rutelliano è pronto, ma per il momento non riesce a salpare per una ragione molto seria: sinora manca il numero minimo di passeggeri (parlamentari) che consenta di partire in modo dignitoso. Da diverse settimane Francesco Rutelli denuncia il suo maldipancia, ripete ovunque che il Pd si sta incagliando in una deriva sinistrorsa e nei giorni scorsi aveva quasi sciolto gli ormeggi, annunciando a Bruno Vespa: «Sì, vado con Casini ma non subito e non da solo». &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ieri, presentando a Milano il suo libro, «La svolta», l’ex presidente della Margherita è stato altrettanto esplicito ma non ancora definitivo: «Bisogna uscire dai vecchi binari, dobbiamo iniziare un tragitto differente unendo persone diverse» e in ogni caso «qualunque iniziativa dovesse nascere, io non sarò colui che la incarna e la rappresenta». Dunque, Rutelli resta ancora nel limbo di color che sono sospesi, ma in compenso, da diversi giorni, allude a dei compagni di strada ancora senza nome. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Tra questi c’è anche la vera carta coperta e pesante dell’operazione: &lt;b&gt;Bruno Tabacci&lt;/b&gt;. Secondo classificato dietro Luca Cordero di Montezemolo e davanti a Draghi, Fini e Casini in un mega-sondaggio online dell’Espresso (oltre centomila voti) su «Chi sarà il premier nel 2012», Tabacci da quasi due anni - assieme a Savino Pezzotta e alla loro Rosabianca - sono federati all’Udc e dunque non fanno parte organicamente del partito di Casini. Contando su questi margini (relativi) di autonomia, nei giorni scorsi Tabacci ha spiegato a Rutelli di essere disponibile a fare, a determinate condizioni, da trait d’union con Casini, concorrendo alla nascita di un movimento-traghetto destinato successivamente a confluire in una Costitente di Centro. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Come dice Tabacci: «Sono disponibile, come già ho fatto con la &lt;b&gt;Rosa&lt;/b&gt;&lt;b&gt; bianca&lt;/b&gt; ad inziative che possano rendere più forte e più credibile la prospettiva di una area di Centro». Assieme a Tabacci, potrebbe salire sul «traghetto» anche un altro personaggio di peso, un altro ex Dc come&lt;b&gt; Lorenzo Dellai&lt;/b&gt;, presidente del Trentino: «Sono interessato a costruire qualcosa che non sia contro qualcuno, ma qualcosa che ancora non c’è». Oggi Dellai, assieme a Rutelli, sarà a Roma dove sarà presentato un primo documento programmatico di quest’area politica. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ma il «traghetto» sinora non parte, perché ancora non si sono trovati venti deputati, la quota minima per formare un gruppo parlamentare. Rutelli non riesce a «schiodare» dal Pd più di cinque, sei deputati, mentre sulla carta sarebbero interessati una decina di onorevoli extra Pd che, come Tabacci, sarebbero disposti a determinate condizioni a partecipare alla partita. Potrebbero esserci quattro deputati dell’Italia dei Valori (si vociferano i nomi di Pino Pisicchio e Aurelio Misiti), tre ex diniani (Daniela Melchiorre, Italo Tanoni, Ricardo Merlo), due ex Pdl (Giorgio La Malfa, Paolo Guzzanti) e i due Rosabianca. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E Rutelli? Per ora, si dice, potrebbe contare sull’adesione di alcuni convinti fans come Donato Mosella e Gianni Vernetti, pourparlers ancora non impegnativi con Marco Calgaro e Linda Lanzillotta, mentre per evitare l’etichetta clericale, Rutelli starebbe tenendo lontana Paola Binetti. Un primo banco di prova per l’area Rutelli-Casini? Tabacci la butta lì: «Potremmo lanciare candidature di peso nella Regione Lombardia e nel Lazio…». Lo stesso Tabacci e Rutelli?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-&gt; Leggi qui sotto gli approfondimenti su &lt;b&gt;Europa di oggi&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;!-- more --&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;Europa 28 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;Una scelta discutibile, da rispettare&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;La nuova avventura di Francesco Rutelli merita di essere guardata con attenzione e rispetto, anche senza bisogno di tifare per un suo successo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;È quello che faremo noi di Europa, giornale la cui collocazione è fuori discussione: pur non essendo mai stati un foglio di partito (in senso classico neanche ai tempi della Margherita) continueremo con passione e spirito critico a essere ciò che dichiarammo il 3 settembre 2005: «Un giornale per il Partito democratico». Allora del Pd non c’era neppure il nome. Ora il Pd ha già vissuto due o tre vite differenti, e per Rutelli ha smarrito definitivamente la strada: non siamo d’accordo con questo giudizio e non mutiamo ragion d’essere.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Del Pd restiamo compagni di strada, rompiscatole e liberi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Rutelli pare proprio voler uscire, prima o poi, dal partito di cui è stato co-fondatore, ma in realtà sembra anche voler uscire dal centrosinistra. Nelle sue parole di ieri il giudizio tranchant sulla deriva del Pd si estende all’intero bipolarismo all’italiana e investe sia il centrosinistra ipotecato da Di Pietro che la destra comandata da Bossi. Chi in questi giorni si attarda a ipotizzare per Rutelli ingressi nell’Udc, o ruoli di ponte fra questo partito e il Pd, non ha capito le sue ambizioni e forse non ha capito che cosa effettivamente sta accadendo nel sistema politico. Se Rutelli voltasse le spalle ai democratici (e per farlo ha bisogno di trattarli peggio di come meritino), sarebbe perché pensa di giocare una partita più grande: quella della decomposizione del blocco berlusconiano.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Che ci riesca è da vedere. Per oggi bisogna constatare che la denuncia di un’Italia spaccata e preda della «politica del rancore » troverà d’accordo cittadini comuni e poteri forti. E che un’operazione di movimento e trasversale può suscitare interessi a molti livelli e in molti ambienti, in un momento in cui tanti annusano la fine degli equilibri fin qui garantiti dalla leadership di Berlusconi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Porterà via poco Rutelli dal Pd? Porterà via pochissimo, per fortuna. Del suo “tragitto”, come lo chiama Rutelli, in questo momento non sono chiari né il percorso né l’approdo organizzativo, due cose che in politica contano molto. A stare agli umori e alle intenzioni che si raccolgono, praticamente tutti coloro che hanno condiviso la scommessa di un Pd protagonista della&lt;b&gt; rivoluzione liberale&lt;/b&gt; in Italia vogliono continuare a coltivarla all’interno di un soggetto che vale sul mercato elettorale almeno il 30 per cento. Del resto la politica di movimento (di cui Rutelli è maestro) produce le novità, ma solo la massa critica può trasformarle in cambiamento reale.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;È tanto, il 30 per cento, e sarebbe un peccato rispedirlo nel freezer della vecchia sinistra solo per una sconfitta congressuale di Franceschini, per il fallimento personale di Veltroni, per la tenacia restauratrice di D’Alema o per l’auto-marginalizzazione di Rutelli: con tutto il rispetto per questi importanti leader, la posta in palio è più grossa di loro.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;C’è poi da dire che la difesa del bipolarismo è sempre stato un punto fermo per l’ex presidente della Margherita: da ieri sembra non essere più così fermo. Siamo più che d’accordo sul fatto che il bipolarismo incanaglito abbia stremato tutte le persone di buon senso e di buona volontà, però ci pare presto per archiviare la logica dei due poli chiaramente antagonisti. Sarebbe strano tra l’altro che lo facesse proprio Rutelli, che ne è stato per tutta la vita un alfiere.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Fossimo al posto di Bersani, comunque, non ci mischieremmo né con quelli che sminuiscono l’evento di questa possibile separazione, né con quelli che già brindano per la dipartita del reprobo. Reazioni da sciocchi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Intanto perché – Rutelli non esagera affatto sul punto – il ricatto dipietrista ed estremista sul Pd permane, non è ancora stato sventato e anzi sta lì, come un macigno, sulla strada di queste nuove alleanze vincenti che il segretario del Pd ha promesso di costruire. E poi perché oggi il Pd rischia di perdere un’intelligenza e una risorsa, ma in prospettiva – come su Europa abbiamo già scritto – rischia di perdere anche molto di più: la centralità nel gioco politico.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;«Il più antiberlusconiano sarà colui che farà cadere Berlusconi»: è una frase fortunata del nuovo segretario del Pd, diretta a Franceschini durante le primarie.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Bella battuta. Ma se poi a far cadere Berlusconi non dovessero essere né Franceschini, né Bersani, né qualcuno del Pd e neanche tutto il centrosinistra messo insieme? Chi si troverebbe sotto l’albero a raccogliere la famosa mela della metafora bersaniana? In questo momento occorre ammettere che il medesimo Berlusconi pare proprio preoccuparsi di altri personaggi. Chissà, magari anche di Rutelli e dei suoi futuri amici.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt; ********************&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;Il fiammifero Rutelli nella polveriera Pdl&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;Attenzione, i “rutellabili” in parlamento non sono nel centrosinistra, ma nella maggioranza. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;Francesco Lo Sardo&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;A fianco della ticchettante bomba ad orologeria del Pdl sempre più vicino all’implosione, ieri è comparso un altro detonatore: l’ultimo di una linea di inneschi che va dal j’accuse di Veronica Lario passando per la bocciatura del lodo Alfano da parte della corte costituzionale, fino al caso Tremonti. È un detonatore di nuovo conio, finora mai sperimentato sul campo di battaglia contro Berlusconi: si chiama Francesco Rutelli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Già perché i cosiddetti “rutellabili” del Pdl, in parlamento, non saranno certo «seicento e quaranta », come le «belle» del catalogo del Don Giovanni di Mozart, ma neppure una manciata. È davvero l’ultima delle sciagure che poteva capitare a Berlusconi, nel momento in cui il premier vive il momento più nero della sua carriera politica. Ma c’è poco da fare: &lt;b&gt;l’operazione Rutelli, col clima di veleni che c’è nella maggioranza, rischia di fare più danni al Pdl, che provocare scissioni nel Pd&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il ragionamento che fuori dai denti si fa tra gli uomini di Casini, che dal vertice dell’Udc osserva con attenzione le mosse di Rutelli, è assai istruttivo: «Fare l’Udc ha richiesto anni di lavoro capillare sul territorio. Rutelli pensa di non avere questo tempo, che la situazione stia precipitando, di conseguenza noi ipotizziamo che sarà il parlamento il suo… teatro di operazioni». Il fatto è che lo pensano da tempo anche nel Pdl, squassato da una guerra per bande intestina senza esclusione di colpi: come se il dopo-Berlusconi fosse già iniziato, nonostante Berlusconi sia ancora formalmente in sella.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;La situazione è molto fluida.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma con l’aria che tira possono sfiorare la ventina, solo a Montecitorio, i parlamentari del Pdl che potrebbero cogliere la palla di Rutelli al balzo facendosi già sentire nelle votazioni sulla Finanziaria.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il forte malessere per le nomine e per la gestione del Pdl e del gruppo in un anno e mezzo di legislatura, ha ingrossato il fronte degli scontenti, di cui è una spia il sempre più alto numero di assenze dai banchi della maggioranza. «Se le cose non cambiano, sono una ventina i peones del gruppo che potrebbero essere tentati da una “cosa” di Rutelli…», avverte uno di loro.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Insomma, non sarà sincero amore verso l’iniziativa del quasi ex cofondatore del Pd: ma intanto il fiammifero rutelliano, anche solo a mostrarlo, manda a fuoco le stoppie nel Pdl.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Nomi è azzardato farne. Se al senato si dice da tempo che il profilo dell’interlocutore tipo della “cosa” rutelliana è quello di un &lt;b&gt;Beppe Pisanu&lt;/b&gt;, ex ministro dell’interno e presidente dell’antimafia, non è un mistero che – al netto della ventina di peones – anche la camera pullula di grossi e medi calibri del Pdl umiliati e messi all’angolo dal Cavaliere per far posto alle new entries: dagli ex ministri degli esteri &lt;b&gt;Antonio Martino&lt;/b&gt; e dei lavori pubblici &lt;b&gt;Pietro Lunardi&lt;/b&gt;, ai sottosegretari Armosino e Cicu, a Roberto Rosso a Stradella. Una specifica area sommersa da tenere d’occhio è quella &lt;b&gt;liberale confluita nel ’94 in Forza Italia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Alcuni tifano Fini, che però è pur sempre il numero due del Pdl: se vogliono menare le mani pesantemente, meglio guardare fuori dal partito. In cima alla lista di questi ex Pli, a livello regionale, potrebbe esserci il governatore veneto nel mirino della Lega, &lt;b&gt;Giancarlo Galan&lt;/b&gt;. Tra Montecitorio e palazzo madama attenzione invece alle mosse di Paolo Guzzanti (uscito dal gruppo Pdl) e &lt;b&gt;Carlo Scognamiglio&lt;/b&gt; e ai non pochi ex Pli, oggi parlamentari del Pdl, che mantengono con loro strettissimi rapporti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Tra i repubblicani, con la benedizione di &lt;b&gt;Antonio Maccanico&lt;/b&gt;, si fa il nome di &lt;b&gt;Giorgio La Malfa&lt;/b&gt;: ma l’impressione è che al momento giusto possa essere il segretario del Pri Nucara (che non è mai entrato nel Pdl e che già lavora alla riunificazione con la sinistra repubblicana dei senatori Sbarbati e Adriano Musi) ad aprire un dialogo con la cosa rutelliana.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Come si dice anche dei parlamentari ex diniani, Tanoni, Melchiorre e Scalera.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/225973103</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/225973103</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 16:19:00 +0100</pubDate><category>Francesco Rutelli</category></item><item><title>Il successo di Bersani: l'analisi del voto</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_xGE5clyv4H" href="http://www.scribd.com/doc/21694579"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="440" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="consenso"/&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-&gt; &lt;i&gt;si veda qui sotto anche &lt;b&gt;Ilvo Diamanti &lt;/b&gt;su Repubblica e Renato Mannheimer sul Corriere &lt;/i&gt;&lt;!-- more --&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Repubblica 27 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;MAPPE&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Quel patrimonio di tre milioni&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;ILVO DIAMANTI&lt;/i&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;A primarie concluse, la prima reazione è di sollievo. E’ finita. Questa lunga, estenuante, complessa maratona congressuale. E al di là di valutazioni di merito, è finita bene. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Senza contraddizioni sostanziali fra il voto degli iscritti e quello degli elettori, alle (cosiddette) primarie. Senza bisogno di ricorrere al ballottaggio. Oggi, finalmente, il Pd ha un segretario, Pierluigi Bersani. Ma soprattutto ha scoperto che può ancora contare su una base enorme. Quasi tre milioni di elettori e simpatizzanti. Che domenica hanno partecipato alle primarie. Nonostante tutto. Molti, rientrati dall’esilio, per una volta ancora. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Bersani, con il 54% dei voti validi, ha distanziato gli altri due candidati. Che, pure, hanno riscosso un buon risultato. Franceschini ha raccolto un terzo dei voti. Marino ha ottenuto il 12%, il 4% in più rispetto al voto degli iscritti. Il dibattito congressuale non ha prodotto grandi emozioni. Identità chiare. Parole-chiave. Spendibili sul mercato politico, come slogan, dall’intero Pd. Tuttavia, alla fine, resta l’immagine di questa grande partecipazione. Un investimento sulla fiducia. Che sarebbe irresponsabile dissipare (ancora). &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sugli elettori delle primarie vorremmo proporre alcune considerazioni. Provvisorie, come i dati forniti dal Pd. (Ieri sera alle 18: poco più di 2 milioni, circa tre quarti del totale, incompleti soprattutto per il Sud). &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;1. La prima riguarda la partecipazione complessiva stimata dal Pd. Circa 2 milioni e 800 mila elettori - anche calcolando la presenza di giovani oltre i 16 anni e gli immigrati regolari - sono tanti. Circa il 35% degli elettori alle europee. &lt;b&gt;Più di un elettore su tre.&lt;/b&gt; Nonostante la delusione verso un partito disorientato. Un’opposizione incerta. Una leadership indefinita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le ragioni di una partecipazione così ampia sono diverse.&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;(a) Anzitutto, per la prima volta, si è trattato di una competizione vera. Non era mai avvenuto prima. Nel 2005 le primarie erano servite a legittimare l’investitura dell’unico possibile candidato premier. Romano Prodi. Ma anche nel 2007 si sono trasformate in un plebiscito per Veltroni, visto che l’unico vero sfidante, Bersani stesso, dopo un primo momento, rinunciò. Stavolta, invece, i candidati si sono affrontati in modo serio e aspro. &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;(b) Un secondo incentivo alla partecipazione è riconducibile alla lunga fase congressuale. Per alcuni versi, defatigante. Ha tuttavia costruito una rete di tifosi e sostenitori organizzata e diffusa in tutto il paese. &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;(c) Il terzo motivo è che gli elettori di centrosinistra sono pronti a mobilitarsi, se si forniscono loro occasioni serie e ragionevoli ragioni. Come hanno fatto anche stavolta. Quasi per riflesso condizionato. Alcuni - più di quanti si pensi - per disperazione. Come estremo atto di fiducia. Per non lasciare nulla di intentato. &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;2. La seconda considerazione riguarda la distribuzione territoriale della partecipazione alle primarie. Il cui dato è condizionato dall’andamento dello spoglio, incompleto e lungo. Soprattutto in alcune aree. Calcolata sul voto alle europee dello scorso giugno, raggiunge il massimo nelle zone rosse e nel Nordest. La partecipazione appare rilevante anche al Sud (dove, tuttavia, lo spoglio procede a rilento). Mentre è più ridotta nel Nordovest e nelle regioni centromeridionali: Lazio, Abruzzo e Molise. &lt;b&gt;Le regioni del Nord sono quelle dove la partecipazione alle primarie appare più ampia rispetto agli iscritti. Soprattutto il Nordest&lt;/b&gt;. Mentre la partecipazione nelle zone rosse è coerente con la media nazionale (superiore di circa due volte e mezza agli iscritti). Infine, è più bassa nel Centro-Sud e nel Sud e nelle Isole. Questi indici suggeriscono diversi tipi di orientamento politico. Nelle regioni del Nord, in particolare, sottolineano l’importanza del voto di opinione. Espresso da elettori disposti a sostenere il Pd, ma senza atti di fede. Nelle regioni rosse, invece, la partecipazione alle primarie si è appoggiata, anche in questa occasione, alle tradizionali reti di appartenenza partitica. Nel Sud e nel Centrosud, infine, sembrano aver pesato maggiormente i meccanismi del voto personale e delle lobbies localiste. Mentre la mobilitazione sollecitata da motivi di identità e d’opinione appare meno propulsiva che altrove. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;3. La terza osservazione riguarda il voto ai candidati. La base elettorale più caratterizzata è certamente quella di Marino. Che ha ottenuto i livelli più elevati nelle regioni del Nord e nelle province metropolitane (sempre oltre il 15%). Bersani, il vincitore, ha raggiunto il 60% nelle regioni del Sud (oltre il 70% in Calabria) e delle Isole. Ma ha conseguito un buon risultato anche nel Nordovest e nelle zone rosse. Ha peraltro vinto in quasi tutte le regioni. Il che ne legittima ulteriormente il successo. Franceschini, infine, appare il più “trasversale”, dal punto di vista della distribuzione territoriale dei consensi. In grado di intercettare circa un terzo dei voti dovunque. &lt;br/&gt;Mancano, per ora, dati sulla composizione sociale e anagrafica degli elettori. Ci fidiamo dell’esperienza diretta - nostra e dei nostri “testimoni privilegiati”. Raccontano di una &lt;b&gt;base adulta e anziana, ma con un’ampia presenza femminile&lt;/b&gt;. I giovani si sono visti di meno. Ma abbiamo l’impressione che si tratti di un problema più ampio. Demografico oltre che culturale. Si vedono poco perché sono pochi. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Finita questa infinita maratona congressuale, il maggiore partito di opposizione potrà finalmente fare opposizione. Se ne sarà capace. Oggi ha un segretario, legittimato dal voto degli iscritti e degli elettori. Ma soprattutto: le primarie gli hanno restituito una base ampia. Milioni di persone. Vere. Pronte a uscire di casa e a cercare un seggio provvisorio, presidiato da militanti. Per votare. Dopo aver pagato una somma, per quanto piccola. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;!-- do nothing --&gt;Un’indicazione importante - sorprendente - al tempo della democrazia del pubblico. Dove è convinzione condivisa, anche nel centrosinistra, che lo spazio politico coincida con quello mediatico. In particolare con la televisione. La partecipazione alle primarie rammenta che la politica si può (vorremmo dire: si deve) fare anche sul territorio. Anche nella società. Per il PD, un’avvertenza utile. Forse l’ultima.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;****************&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Corriere della Sera 28/10/09&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Laici e over 65 pro Bersani, i più giovani con il rivale&lt;/b&gt; &lt;br/&gt;&lt;b&gt;Renato Mannheimer&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Le donne preferiscono l’ex segretario, l’elettorato di sinistra diviso tra il neo leader e Marino&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il dato più significativo delle elezioni primarie del Pd è l’ampiezza della partecipazione. Decisamente superiore alle aspettative, dato che queste ultime erano legate al clima di sconforto e di conflitto che ha caratterizzato il partito in questi ultimi mesi. Ma queste elezioni primarie hanno rappresentato anche un momento di grande rilievo per tutti gli elettori italiani, compresi quelli che non si sono recati alle urne. Il 73% dell’intero elettorato dichiarava di essere a conoscenza dell’evento (la percentuale era dell’87% tra quanti si collocano nella sinistra o nel centrosinistra), segno di una diffusa attenzione all’avvenimento. I votanti hanno confermato le preferenze indicate dalla consultazione sugli iscritti, assegnando la maggioranza a Pier Luigi Bersani. Che però ha ottenuto «solamente» grossomodo metà dei voti. Ciò che mostra l’esistenza di una diffusa articolazione di pareri e orientamenti sul futuro da intraprendere. Questa varietà di posizioni, talvolta anche distanti tra loro, corrisponde anche a una significativa differenziazione nei profili demografici, sociali e politici di chi ha optato per l’uno o per l’altro candidato. Nel complesso, quanti si sono recati alle urne mostrano un’età media superiore a quella riscontrabile in generale nell’elettorato pd: gli ultra 50enni sono infatti in misura percentualmente maggiore. Ma questo insieme di votanti appare piuttosto variegato al suo interno in relazione al candidato scelto. Gli elettori che hanno scelto Bersani sono composti in misura relativamente maggiore da maschi (per i quali si rileva un’accentuazione di oltre il 6% rispetto ai votanti per gli altri due candidati), di età medio-alta (gli ultra 65enni sono qui il 12% di più che nella media degli elettori delle primarie), con titolo di studio medio-basso (5% in più rispetto agli altri). Insomma, quello che forse può essere definito l’elettorato tradizionale del partito. Franceschini invece ha raccolto un po’ più l’elettorato femminile (+5%) e, specialmente, quello giovanile (+11%) con titolo di studio elevato (+5%). La porzione che ha votato per Marino, infine, appare equamente distribuita per ciò che riguarda il genere, con un’accentuazione, anche in questo caso, tra i più giovani e coloro che posseggono un titolo di studio più elevato. Ma gli elettorati dei tre candidati si distinguono piuttosto nettamente tra loro anche per altre caratteristiche. Uno degli elementi di differenziazione - talvolta di contrapposizione - più significativi è costituito dall’atteggiamento verso la religione, «misurato» nel sondaggio dall’intensità della frequenza alla messa. In particolare, i votanti per Bersani appaiono nettamente più «laici» (+18% coloro che dichiarano di non recarsi mai alle funzioni religiose), mentre quelli per Franceschini presentano al loro interno un numero maggiore (+8%) di cattolici praticanti. Infine, l’orientamento politico in senso stretto: quanti hanno votato per Bersani (ma anche quanti hanno scelto Marino) si dichiarano - com’era forse prevedibile - più di «sinistra» tout-court, mentre tra gli elettori di Franceschini si registra un’accentuazione per le posizioni di «centrosinistra». Insomma, i tre candidati hanno raccolto gruppi sociali in buona misura differenti tra loro. Assimilabili principalmente dalla comune volontà di voler combattere - e sconfiggere - il centrodestra. Spetterà al nuovo segretario il difficile compito di unificare e motivare questo insieme composito, al fine di rendere davvero efficace l’azione futura del Pd.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/224834471</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/224834471</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 13:46:00 +0100</pubDate><category>D'Alimonte</category><category>Ilvo Diamanti</category><category>Primarie 2009</category><category>Renato Mannheimer</category></item><item><title>Bipolarismo e "Seconda Repubblica": verso una svolta?</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;&#13;
&lt;p&gt;Corriere della Sera 27 ottobre 2009&lt;/p&gt;&#13;
&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;TRA BERSANI E LE TENSIONI DEL PDL&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;il Bipolarismo a Fine Corsa&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;I tempi della Seconda Repubblica&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Michele Salvati&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;L a Seconda Repubblica - e il bipolarismo che ne è l’ asse portante - hanno sempre avuto molti avversari. Avversari aperti e coerenti, soprattutto tra gli ex democristiani che oggi si raccolgono nell’ Udc. E anche avversari meno espliciti, che per convenienza si sono adattati al nuovo regime: molti ex socialisti ed ex democristiani all’ interno del Pdl e molti ex comunisti ed ex democristiani all’ interno del Pd. Si sono adattati, ma non ci credono: non credono che un sistema politico, il quale conduce a un «o di qua/o di là», alla designazione implicita ma chiara del capo del governo da parte degli elettori, sia adatto a un Paese di guelfi e ghibellini com’ è il nostro, a un Paese i cui cittadini sono più esposti che altrove (ma è poi vero?) a &lt;b&gt;ventate populistiche&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Chi oggi sulla base delle recenti vicende che hanno riguardato il nostro presidente del Consiglio - soprattutto delle sue reazioni alle sentenze della Corte costituzionale e del tribunale di Milano - parla di «&lt;b&gt;emergenza democratica&lt;/b&gt;» erode il consenso per i fondamenti della Seconda Repubblica che sinora è stato prevalente. Se veramente si tratta di emergenza democratica, se veramente siamo alle soglie di un regime autoritario, allora l’ attuale impianto bipolare del nostro sistema politico diviene un lusso che un sostenitore di una buona democrazia non si può concedere. L’ apparente sillogismo è questo: Berlusconi è un pericolo per la democrazia; il bipolarismo porta Berlusconi a prevalere nel confronto elettorale. Conseguenza normativa: eliminiamo il bipolarismo e torniamo alla Prima Repubblica, a una &lt;b&gt;rappresentanza puramente proporzionale&lt;/b&gt;, a governi fatti e disfatti in Parlamento nel corso della legislatura.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Personalmente non credo ai primi due passaggi di questo pseudosillogismo e, di conseguenza, alle sue conclusioni. Non credo che Berlusconi sia oggi un pericolo per la democrazia, se uno ragiona un poco sulle circostanze storiche nelle quali la democrazia è stata o può essere in pericolo. Credo invece che il nostro presidente del Consiglio, per i suoi conflitti di interesse e per le sue concezioni aziendalistiche e, diciamo così, un po’ spicce di come si governa, non sia adatto a manovrare correttamente i delicati meccanismi di una democrazia costituzionale. E non credo che una &lt;b&gt;logica bipolare&lt;/b&gt; conduca a una inevitabile prevalenza elettorale di Berlusconi o, più in generale, del centrodestra. Ma dove sta scritto? La sinistra ha appena vinto in Grecia e in Portogallo anche se, in questa fase storica, sono più numerose le sconfitte delle vittorie. Ma ciò avviene perché essa non trova un messaggio vincente da presentare agli elettori: quando lo troverà, tornerà al governo.&lt;/p&gt;&#13;
&lt;p&gt;Un poco come conseguenza di questo clima emergenziale, un poco per altri motivi, &lt;b&gt;il sostegno che il Pd (e in precedenza l’ Ulivo) aveva sempre dato al bipolarismo è oggi fortemente a rischio&lt;/b&gt;: è a rischio dopo la vittoria di Bersani e il buon successo di Marino nel congresso open air che si è appena concluso. Marino sembra che condivida il clima di emergenza che ho prima descritto. Bersani, che probabilmente non lo condivide, è un buon politico che ha come obiettivo prevalente quello che i segretari di partito di solito hanno: sconfiggere il più rapidamente possibile l’ avversario. Se ritiene, come mi sembra ritenga, che la via più breve sia quella di concedere all’ Udc un sistema elettorale alla tedesca in cambio di una alleanza vincente, nulla lo tratterrà dal concederla. Ed è possibile che la stessa maggiore probabilità di questa concessione già anticipi un fenomeno che si produrrebbe inevitabilmente se e quando il proporzionale venisse introdotto: &lt;b&gt;il convergere verso l’ Udc di coloro che si trovano a disagio in un Pd bersaniano (Rutelli?) o in un Pdl berlusconiano&lt;/b&gt;. Se al clima emergenziale e alla vittoria di Bersani nel congresso del Pd aggiungiamo le tensioni interne al Pdl, forse non è avventato pensare che la Seconda Repubblica abbia, se non i giorni, gli anni contati.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/226896029</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/226896029</guid><pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:00:00 +0100</pubDate><category>Michele Salvati</category><category>Riforma Elettorale</category><category>Bipolarismo</category></item><item><title>Bersani: lo slancio dei 3 milioni delle Primarie, per una svolta</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;L’Unità 26 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le cinque sfide di Bersani&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Pietro Spataro&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il difficile comincia adesso. Gli elettori hanno scelto Pier Luigi Bersani e lo hanno fatto con una prova di partecipazione straordinaria («dopo tutto quello che gli facciamo», diceva qualcuno ieri mattina ai seggi). Adesso è il momento di partire: là fuori c’è un paese in crisi che ribolle. Bisogna rimettersi in carreggiata per affrontare le grandi sfide dei prossimi mesi. Ne indichiamo cinque.&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&lt;br/&gt;L’OPPOSIZIONE&lt;/b&gt; Ormai siamo in una situazione quasi di pre-crisi. Il duello Berlusconi-Tremonti, la pesante autonomia di Fini e infine la “bossizzazione” del governo costituiscono una miccia che può far saltare in aria l’esecutivo. L’emergenza democratica ha raggiunto ormai livelli di guardia. Bersani è consapevole che dovrà condurre le truppe unite in una battaglia che sarà piena di insidie. Per questo non basterà più, fanno sapere i suoi uomini, essere intransigenti con la destra. Siamo in una fase nella quale bisogna essere inflessibili ma anche avere la capacità di indicare una strada alternativa per portare il Paese fuori dal pantano. Cominciando da un tema caldissimo, quello del lavoro. Insomma, opposizione e alternativa.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;LE REGIONALI&lt;/b&gt; A marzo si misurerà la capacità espansiva del nuovo corso del Pd. Tutti gli occhi sono puntati sulle 13 sfide regionali. Ci sono alcune Regioni, delle 11 governate dal centrosinistra, dove sarà difficile recuperare: il Lazio, sicuramente, dopo lo scandalo Marrazzo. Ma anche la Campania e la Calabria. L’accordo con l’Udc su Burlando lascia qualche speranza per la Liguria. E’ chiaro che per farcela servono buone alleanze. Quali? Vanno viste situazione per situazione cercando di costruire quelle che Bersani chiama «convergenze democratiche di progresso». Ciò deve avvenire sulla base di programmi chiari. Con questa chiave si risolve anche il dilemma Udc sì-Udc no. Un rischio però va evitato: se il voto così ravvicinato non andrà troppo bene, non si cominci a sparare sul quartier generale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;LA QUESTIONE MORALE &lt;/b&gt;Questo Pd che riesce ancora a mobilitare tre milioni di elettori non può permettersi nemmeno la più piccola macchia. Quel che è successo in Puglia (scandalo sanità) o in Campagnia (il killer con la tessera in tasca) non deve accadere più. Bisogna stare attenti, spiega Bersani, a “infiltrazioni e deviazioni”. Noi crediamo che il nuovo segretario debba avere la forza di introdurre un codice etico severissimo: chi è indagato è sospeso dal partito, chi è condannato viene cacciato. Non si può consentire che si possa pensare: sono tutti uguali. Il popolo delle primarie non vuole essere in questo campo, nemmeno lontanamente, uguale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;RINNOVAMENTO&lt;/b&gt; Non c’è dubbio: il Pd ha bisogno di una scossa. Bersani deve riuscire a mettere alla prova una generazione nuova che si è già fatta le ossa a livello locale e che lui ha coltivato in questi mesi. Si tratta di una classe dirigente che può portare nuove culture, nuove sensibilità e freschezza politica. Dobbiamo cancellare il metodo della cooptazione, dicono al suo staff, i dirigenti si misurano sul campo: anche con il voto, anche con le primarie.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;IL PARTITO E L’UNITA&lt;/b&gt;’ Il segretario ha da oggi davanti a sé il compito più difficile: costruire il partito, rafforzare la “ditta”. Quindi: circoli, gruppi dirigenti aperti, iscritti, militanti e volontari. Come l’Avis o una bocciofila, ha detto spesso Bersani: insomma un partito popolare. Poi però serve anche trovare strumenti nuovi che rendano più fecondo il rapporto non solo con gli iscritti. Perché ci sono quei tre milioni che vanno coinvolti e tenuti insieme: la chiave giusta forse è nel mix internet e referendum. Sui temi caldi bisogna far contare gli elettori. Se il nuovo segretario riuscirà a rendere vivo questo rapporto il Pd avrà una marcia in più. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Però attenzione: questa grande spinta delle primarie chiede anche unità. Ieri ai seggi in molti dicevano: abbiamo votato, adesso basta liti. Il lungo congresso ha diviso, ovviamente, perché ognuno ha accentuato gli aspetti di differenza. Ora si tratta di tenere insieme, di valorizzare passioni, competenze, capacità. Da oggi in qualche modo il Pd torna uno. E quindi c’è un solo modo per evitare i ricorrenti allarmi di scissione ai quali il nuovo segretario non ha mai dato però molto credito (“schermaglie politiche”, ha detto): dare spazio a tutti, farli sentire a casa propria, fare gioco di squadra. Questo Bersani lo sa. Come sa anche che servono metodo e regole. E alla fine si deve combattere tutti per lo stesso obiettivo. Detto in due parole: mandare a casa Berlusconi e pensare a un’Italia migliore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;!-- more --&gt; &lt;b&gt;La Stampa 26/10/2009&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La svolta e il ritorno all’antico &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;FEDERICO GEREMICCA&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E’ perfino ovvio, dopo una domenica come quella di ieri, dire che giornate così fanno certamente bene al Pd - lo rianimano, lo confortano - ma fanno bene, più in generale, all’intero Paese: che quasi &lt;b&gt;tre milioni di italiani&lt;/b&gt; si autogestiscano in una prova di democrazia come le primarie testimonia di un Paese forse stanco ma non ancora fiaccato, nonostante le risse politiche di pessima lega e l’aria pesante che tira.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la massiccia affluenza alle urne - pur importante e oltre le aspettative, considerata la slavina di guai abbattutasi sul Pd - è solo la cornice entro la quale è maturata una svolta politica che potrebbe produrre novità in tempi anche molto brevi. Infatti, il cambio di leadership e l’elezione di Pier Luigi Bersani, se non rappresentano già da soli una svolta, certo si candidano a esserne la premessa. C’è una frase - pronunciata dal neosegretario nella fase finale della campagna per le primarie - che forse aiuta a capire più di tanti discorsi la bussola con la quale orienterà la sua leadership: &lt;b&gt;«Il più antiberlusconiano è quello che lo manda a casa».&lt;/b&gt; Sottinteso: non quello che strilla di più. In fondo, è stato questo il vero spartiacque politico che ha diviso durante la sfida il vecchio segretario, Franceschini, da quello nuovo: il carattere e il profilo da dare all’opposizione e, dunque, anche al cosiddetto antiberlusconismo. L’obiettivo - sconfiggere il presidente del Consiglio - era ed è ovviamente identico per l’uno e per l’altro: sono i toni, i temi e lo stile politico col quale procedere che potrebbero invece rivelarsi profondamente diversi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dario Franceschini, e in dirittura d’arrivo anche Ignazio Marino, hanno definito questa possibile svolta come &lt;b&gt;«il ritorno del vecchio».&lt;/b&gt; Se con questo s’intende il ritorno a qualcosa di noto, di già visto, è assai probabile che abbiano ragione. Non c’è dubbio, infatti, che tanto il nuovo segretario quanto il più convinto dei suoi sponsor - cioè Massimo D’Alema - non abbiano per nulla condiviso, da un certo punto in poi, la traiettoria nervosa e solitaria impressa al Pd dagli ultimi mesi della segreteria Veltroni, prima, e da quella di Franceschini poi: e ora, dunque, è ovvio attendersi delle correzioni. Nulla che non sia già in qualche modo noto: perché se è vero che durante la sua campagna Bersani non ha snocciolato i soliti dodici o tredici punti del solito programma, è altrettanto vero che la rotta che intende prendere l’ha tracciata a sufficienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pochi punti, e pochissimi svolazzi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Primo:&lt;/b&gt; metter mano alla legge elettorale, certo per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri parlamentari, ma probabilmente anche per dare una sistemata ad un bipolarismo che va degenerando tanto nei toni quanto nei risultati che produce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Secondo:&lt;/b&gt; visto che «il più antiberlusconiano è quello che lo manda a casa», ritessere una tela di alleanze che permetta di raggiungere lo scopo, abbassare i toni di polemiche che possono risultare addirittura vantaggiose per il premier e spostare l’attenzione su quel che poi alla fine orienta davvero il voto della gente (la crisi prima di tutto, e la perdita di posti di lavoro).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Terzo:&lt;/b&gt; pensare al Pd come a un partito europeo piuttosto che americano, un partito non di opinione ma «di massa» e radicato sul territorio, come si diceva un po’ di tempo fa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Che queste direttrici di marcia - ammesso che siano poi davvero percorse - segnino il ritorno a qualcosa di già visto (al «prima», appunto, come ha contestato Franceschini) è fuor di dubbio. Che questo sia un male per il Pd, per l’idea che lo generò e perfino per il Paese, è cosa che ora tocca a Bersani riuscire a smentire. E tra le tante annotazioni possibili, per concludere, ne scegliamo due. Una dice che molte delle possibilità di riuscita del nuovo segretario stanno nel grado di unità che saprà costruire nel partito e nell’auspicio che gli altri leader non seminino il suo cammino di trappole, com’è avvenuto sia con Veltroni che con Franceschini. L’altra, più che una annotazione, è una speranza: che il «nuovo corso» contribuisca, per quanto gli spetta, a ricondurre il confronto politico a qualcosa che somigli - appunto - a un confronto, piuttosto che a una continua rissa. Già questo renderebbe l’aria più respirabile. E non sarebbe poco.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/223669712</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/223669712</guid><pubDate>Mon, 26 Oct 2009 10:17:42 +0100</pubDate><category>Primarie 2009</category></item><item><title>Il lavoro oggi, tra stabilità e posto fisso: lo spazio del PD</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;La Stampa 25/10/2009 &lt;br/&gt;&lt;/b&gt; &lt;br/&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Piccolo mondo antico&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;b&gt;BARBARA SPINELLI&lt;/b&gt; &lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/tremonti-postofisso/tremonti-postofisso.html"&gt;Il ministro dell’Economia ha dato un’occasione al Pd&lt;/a&gt;, che oggi affronterà le primarie e sceglierà una guida nuova.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Difendendo il valore del posto fisso, presentandolo come la cosa calda anelata quando gela, affermando che nel modello europeo non si può organizzare un progetto di vita e di famiglia se il posto è variabile, incerto, Tremonti ha evocato un ingrediente essenziale del socialismo: ha evocato la stoffa dei suoi miti, delle sue mobilitazioni. Alcuni dicono addirittura che il ministro abbia astutamente rubato alla sinistra un tema che dovrebbe figurare nei suoi programmi, lasciandola sgomenta e muta. Si è appropriato della questione sociale, facendosi interprete del mondo che soffre una degradazione del lavoro destinata ad acutizzarsi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La realtà è non poco diversa tuttavia, e la vera occasione per gli eredi del socialismo e del cattolicesimo sociale è di penetrare tale realtà.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di dire il volto che ha oggi la questione sociale, di costruire su essa un nuovo corpo di dottrine, di sfatare le illusioni. Un primo passo importante l’ha fatto &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt;, intervistato dal Sole - 24 Ore del 22 ottobre:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;«Alla retorica di Tremonti, io oppongo i fatti. E i fatti dicono che la flessibilità fa parte delle società moderne. Piuttosto il governo non fa nulla per arginare la precarietà. Lancio la sfida al ministro dell’Economia e chiedo di agire su due fronti. Primo: togliere convenienza economica ai contratti precari (…). Secondo: riforma degli ammortizzatori. Insisto: basta con la logica delle deroghe, servono protezioni sociali per l’operaio che perde il posto, per l’artigiano e per i giovani con contratti flessibili».&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;L’errore è forse quello denunciato da Kant: si parla di valore, quando si dovrebbe parlare di dignità. Si riempie di valore qualcosa che non ha rapporti con il reale ma con ricordi, nostalgie. Su una cosa Tremonti non ha torto: contrariamente a ciò che è stato detto nei giorni scorsi, anche a destra, il posto fisso non è un male, un fossile. Troppo facile liquidare così un mito che occupa le menti di tante persone in bilico, ed è quella &lt;b&gt;«goccia del passato vivente»&lt;/b&gt; che secondo &lt;b&gt;Simone Weil&lt;/b&gt; va conservata gelosamente e portata nel futuro, perché non cresca lo sradicamento del lavoro. Il lavoro stabile è quella goccia ­ più del posto fisso ­ ed è ovvio che nell’immaginario resti un bene: come potrebbe non essere così?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È un bene, tuttavia, riservato a sempre meno esseri umani. I lavoratori instabili e precari sono quasi 4 milioni (il 15 per cento degli occupati).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra il gennaio 2008 e il gennaio 2009, solo il 23 per cento delle assunzioni si è concretizzato in un contratto a tempo indeterminato, e di questi contratti solo il 3 per cento si è stabilizzato (al Sud l’1,7).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’economista &lt;b&gt;Tito Boeri&lt;/b&gt; spiega come nel mercato del lavoro si assuma «quasi solo con contratti temporanei: 4 nuovi rapporti di lavoro su 5 vengono istituiti fissando una data di scadenza, spesso molto breve. La percentuale sarebbe ancora più alta se si tenesse conto che molti contratti formalmente a tempo indeterminato per le badanti sono in realtà contratti che possono essere interrotti da un momento all’altro» (&lt;a href="http://legvaldicornia.wordpress.com/2009/10/22/se-il-lavoro-e-solo-a-scadenza/"&gt;Repubblica, 22-10&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con questo dualismo urge fare i conti: non esaltando un mondo a scapito dell’altro, ma conferendo dignità a chiunque lavori, stabilmente o precariamente, e senza cercare il calduccio nei bei tempi o valori che furono. Questi non tornano, ma la questione della dignità resta. Facendo l’elogio del passato Tremonti non solo proclama l’ovvio (lui stesso l’ammette: «Ho detto una cosa scontata: come che tra stare al caldo e stare al freddo, preferisco stare al caldo»). Enuncia banalità inutili perché irrealizzabili, ha scritto su questo giornale &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=6523&amp;ID_sezione=&amp;sezione="&gt;Federico Geremicca&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma non è solo una banalità. La frase di Tremonti occulta il vero ed è deleteria, beffarda. Attribuendo un’inimitabile virtù di stabilità al posto fisso, inoltre, fissa valori supremi che per forza declassano altri valori, facendone dei disvalori. Il posto precario che tanti giovani devono scegliere al posto dell’inattività è condannato e dannato, non consentendo di «organizzare progetti di vita e di famiglia». La preminenza data al posto fisso sfocia «nell’esclusione degli outsider, di quelli che il posto non lo hanno», e ai quali non si offre «una società aperta ma l’arroccamento degli insider», scrive l’economista&lt;b&gt; Franco Bruni&lt;/b&gt; (&lt;a href="http://www.vivicentro.org/una-nuova-cultura-della-mobilita-franco-bruni-vp31843.html?highlight=scuola"&gt;La Stampa, 21-10&lt;/a&gt;). Essendo in fondo senza interesse, il lavoro instabile non ha interessi da far valere né rappresentanze da costruirsi. Disperazione e rimpianto sono la sua sorte. In Italia, a differenza della Francia, chi lavora nella precarietà non ha protezioni se si ammala, se aspetta un figlio. Non ha diritti concernenti ferie, licenziamenti, pensione. Dichiarare il posto fisso come «la base di una vita dignitosa» è un crudele memento per coloro cui si dice: tu questa base non puoi averla, anche se lavori, perché non sei parte del piccolo mondo antico. È nell’Inferno che D&lt;b&gt;ante&lt;/b&gt; lo apprende: «Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria». Non è neanche vero che Tremonti difende l’esistente. Le sue parole feriscono perché illudono, fingendo un esistente che non c’è. Somigliano alle case vendute con delittuosi imbrogli a chi non ha soldi per comprarle: sono parole subprime. Sono l’ennesima bolla, fatta di vento che presto si sgonfia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negare la realtà è perpetuare una pigrizia mentale che lusinga i privilegiati e lascia scoperti gli sfavoriti, trasformando questi ultimi (la maggioranza dei giovani) in perdenti. Che li contagia con l’indolenza, non svegliandoli a una nuova cultura del lavoro: una cultura egualmente calda, che dia stabilità all’attività lavorativa, quale che sia la sua forma. La sinistra ha una funzione essenziale nella formazione di questa cultura, perché tradizionalmente rappresenta i lavoratori, i miseri. Quando smette di farlo ­ quando nel contempo dimentica anche gli imperativi della moralità pubblica ­ il vuoto è stato sempre riempito da destre populiste.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sinistra e i sindacati devono ricominciare la storia, anziché impigrirsi e riecheggiare astratti rimpianti: devono capire che la questione sociale si sta ripresentando impetuosa, ma con vesti diverse. Che siamo di fronte a un passaggio storico non dissimile da quello descritto da &lt;b&gt;Luigi Einaudi&lt;/b&gt; nel 1897, quando gli scioperi colpirono l’industria tessile del Biellese. La nascita delle fabbriche nella prima metà dell’800 aveva suscitato bisogni nuovi, per chi aveva dolorosamente vissuto la fine del tessile lavorato in famiglia, col telaio a mano installato in casa. Aveva, proprio come dice Tremonti del lavoro instabile, distrutto progetti di vita e famiglie, tanto che Simone Weil sognava, ancora nel 1949, l’abolizione delle grandi fabbriche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Garantire protezioni al lavoro discontinuo oltre che al posto fisso è un compito grande e arduo per le sinistre. Non basta che il Pd cessi di essere un partito leggero e vada nelle fabbriche che chiudono, come suggerito da &lt;b&gt;Epifani&lt;/b&gt; sul Fatto di venerdì. Non è solo in fabbrica che la sinistra ritroverà coloro che, pur lavorando, soffrono la perduta dignità, ma nelle professioni intellettuali, negli uffici, nella pubblica amministrazione, nella ricerca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Diceva ancora Einaudi:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;«Perché l’equilibrio duri, è necessario che esso sia minacciato a ogni istante di non durare (…). Bisogna che nessuna forza legale intervenga a cristallizzare le forze, ad impedire alle forze nuove di farsi innanzi contro alle forze antiche, contro ai beati possidentes» (&lt;i&gt;Le lotte del lavoro&lt;/i&gt;, Einaudi 1972).&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Tremonti ha il merito di aver visto l’aggravarsi dello squilibrio. Da qui bisogna partire, perché esso susciti nuove rotte di pensiero, di azione. Perché gli anni eroici del movimento operaio siano la goccia del passato vivente che porteremo nel futuro.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/222634995</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/222634995</guid><pubDate>Sun, 25 Oct 2009 10:01:52 +0100</pubDate><category>Economia &amp;amp; Lavoro</category><category>Barbara Spinelli</category><category>Il</category></item><item><title>Primarie 25 ottobre 2009: la vigilia del voto</title><description>&lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Europa 24 ottobre 2009&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;!--titolo--&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Gli ultimi appelli: in cosa siamo diversi dalla destra&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Bersani e Franceschini chiudono parlando di lavoro e delle libertà&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Rudy &lt;/b&gt; &lt;b&gt;Francesco Calvo&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domani le urne saranno aperte dalle 7 alle 20 e, ha ricordato ieri la commissione di garanzia del congresso, non sarà più possibile rivolgersi agli elettori.&lt;br/&gt;Oggi, dunque, Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino chiuderanno con gli ultimi appelli, recuperando i temi che più hanno caratterizzato la loro campagna elettorale e, probabilmente, anche i toni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il chirurgo, impegnato in diversi appuntamenti a Roma, ribadirà accanto ai suoi cavalli di battaglia (dal merito ai diritti civili alla green economy) un no deciso a possibili accordi interni, a partire da quel “lodo Marini” che vorrebbe segretario il vincitore delle primarie, anche se non raggiunge la maggioranza assoluta dei voti.&lt;br/&gt;Bersani e Franceschini, invece, si rivolgeranno più all’esterno, iniziando a delineare il profilo politico del Pd, in alternativa alla destra. L’ex ministro dell’economia ha progressivamente alzato i toni contro il governo sui temi che gli stanno più cari: il lavoro, l’occupazione, la difesa dei redditi, le piccole imprese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;«In questi giorni – ha riferito in un’intervista al webmagazine di Trecentosessanta, l’associazione ideata da Enrico Letta – assistiamo a una deviazione allarmante dalle regole e dall’etica pubblica, mentre sui problemi reali della gente c’è il mutismo. Sappiamo che questa destra non parla più al futuro del paese. Ora sta a noi costruire l’alternativa a Berlusconi ». Su questa linea Bersani proseguirà anche oggi, nel suo tour che partirà da Malpensa e si concluderà a Sarzana, passando per la marcia per il lavoro che si svolgerà a Milano. Per le proposte concrete è ancora presto, ma qualche idea l’ex ministro ha già iniziato a buttarla giù, sperando di poterla proporre già davanti all’assemblea nazionale tra due settimane, se sarà eletto segretario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Franceschini dedicherà l’ultima giornata di campagna elettorale al tema della “libertà”, visto sotto diverse sfaccettature: come liberare il merito per favorire l’emergere delle energie migliori del paese, come vivere e difendere i valori della Costituzione, come opporsi all’egoismo e all’individualismo messi in campo dalla destra, che così ha conquistato facili consensi nel paese. Simbolica anche la cornice scelta per l’ultimo dei suoi &lt;i&gt;&lt;b&gt;Discorsi agli italiani&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; (Marzabotto), che chiude un percorso iniziato il giorno dopo la propria elezione a segretario, con il giuramento sulla Costituzione nella “sua” Ferrara, dove sarà anche nel pomeriggio di domani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Ieri, intanto, i due principali candidati alla segreteria del Pd si sono opposti all’ipotesi di una bicamerale per la riforma della giustizia, avanzata dalla maggioranza. «Il Pdl si ricordi che esiste il parlamento nelle sue funzioni fondamentali – afferma Bersani – che sono quelle di produrre leggi e riforme in un confronto tra maggioranza e opposizione.&lt;br/&gt;È nelle commissioni parlamentari che dev’essere riportata la discussione». Ancora più netto Franceschini, che avverte: «Nessun pasticcio, nessuna nuova bicamerale con chi non vuole riformare la giustizia, ma vuole semplicemente altre leggi ad personam e vuole punire i magistrati colpevoli solo di fare il loro dovere ».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**********&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Repubblica 24 ottobre 2009&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Si potrà votare dalle 7 alle 20 nei gazebo organizzati in tutta Italia versando due euro e presentando carta d’identità e certificato elettorale&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Primarie Pd, pronti 10 mila seggi  / domani l’elezione del nuovo segretario&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Sarà nominato segretario chi tra Bersani, Franceschini e Marino otterrà il 50% più 1 dei consensi&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; ROMA - Conto alla rovescia per le primarie del Pd, ultimo atto del lungo iter per l’elezione del nuovo segretario e dei gruppi dirigenti periferici del partito. Domani si potrà votare dalle 7 alle 20 nei 10 mila gazebo organizzati in tutta Italia, versando due euro e presentandosi ai seggi con carta d’identità e certificato elettorale. Ma potranno votare anche i giovani che hanno superato i sedici anni, gli extracomunitari in regola con il permesso di soggiorno e i cittadini dell’Unione europea residenti in Italia. &lt;b&gt;Il risultato della consultazione si avrà solo nella nottata di domenica, forse addirittura lunedì mattina&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sarà eletto segretario chi tra Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino, i tre candidati, otterrà il 50% più 1 dei consensi. In questo modo si eviterebbe di far eleggere il leader dall’assemblea congressuale, come prevede lo statuto in caso di non raggiungimento del quorum, salvo ricorsi a norma dello stesso statuto. Marino non è però d’accordo con questa ipotesi. L’esito delle primarie è incerto, dipenderà molto probabilmente dall’affluenza ai seggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A largo del Nazareno, sede del Pd, si prevede che saranno &lt;b&gt;almeno due milioni&lt;/b&gt; i cittadini che parteciperanno all’elezione del segretario del principale partito di opposizione. Bersani parte favorito con il suo 55,1% ottenuto tra i 450 mila iscritti al Pd che hanno partecipato ai congressi di circolo, dove Franceschini e Marino si sono fermati rispettivamente al 36,9% e al 7,9%.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il congresso è praticamente iniziato il 17 febbraio, quando Walter Veltroni si dimise da leader all’indomani della sconfitta nelle elezioni regionali in Sardegna. Franceschini è stato un segretario “reggente”. Così del resto si è definito lui stesso, dopo l’investitura pro tempore dell’assemblea costituente del partito ricevuta lo scorso 21 febbraio. Il lungo iter congressuale è servito a chiarire le differenze tra i candidati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, 51 anni, nato a Ferrara, avvocato, figlio di un partigiano, nella Dc fin dal 1975, tra i fondatori del Partito Popolare nel 1993, cresciuto politicamente accanto a Benigno Zaccagnini, interpreta con qualche variante la linea della continuità. Non fosse altro perché è stato il vicesegretario di Veltroni fin dall’inizio dell’avventura del Pd. Da quando è diventato segretario ha sciolto il “governo ombra” ritenuto inefficace, ha preso decisioni rompendo l’unanimismo, in quanto cattolico ha potuto paradossalmente essere più laico di altri nel marcare le differenze con il Vaticano (dal testamento biologico alle recenti polemiche sull’omofobia con la deputata del Pd Paola Binetti).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se fosse rieletto, Franceschini ha promesso “niente inciuci” con il centrodestra, un nuovo giuramento sulla costituzione, il mantenimento delle primarie come metodo di elezione del segretario e dei gruppi dirigenti, conferma della “vocazione maggioritaria” del Pd che tende al bipartitismo. Ha già scelto i due vicesegretari che lo affiancherebbero al vertice: il deputato &lt;b&gt;Jean Leonard Touadi&lt;/b&gt; di origine congolese, emigrato in Italia nel 1979 e l’eurodeputata &lt;b&gt;Debora Serracchiani&lt;/b&gt;, l’enfant prodige del Pd che con le sue critiche alla gestione del partito è diventata molto popolare fino a conquistarsi un seggio a Bruxelles.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Pierluigi Bersani,&lt;/b&gt; 58 anni, nato a Bettola in provincia di Piacenza, ex presidente della Regione Emilia Romagna dal 1993 al 1996, ex ministro nei governi Prodi, cresciuto politicamente nelle file del Pci, ha annunciato che ha intenzione, qualora fosse eletto, di introdurre alcune correzioni nel Pd. A partire dalla politica delle alleanze. Se diventasse segretario, il suo primo impegno sarebbe far uscire il partito da quello che lui stesso ha definito “splendido isolamento”, evitando l’eclettismo che indica qualche volta alleanze con Antonio Di Pietro e dove è possibile con Pier Ferdinando Casini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’idea di Bersani è irrobustire la presenza del Pd nei territori ricostruendo contemporaneamente una solida alleanza di centrosinistra sui programmi. Per questo, privilegia una riforma del sistema politico ed elettorale che guarda alla Germania (proporzionale con sbarramento per entrare alla camera al 5%). La correzione più sostanziosa che Bersani potrebbe introdurre nel Pd riguarda la cultura politica. E’ tra i pochi al vertice del partito che fa riferimento a “questione democratica” e “questione sociale” come due emergenze da affrontare da subito: i propositi di Berlusconi di avviare a colpi di maggioranza e di referendum la trasformazione presidenzialista del sistema politico, l’andamento negativo della crisi economica su occupazione e salari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ignazio Marino&lt;/b&gt;, 54 anni, nato a Genova, laureato in medicina all’università Cattolica di Roma, lunga esperienza di medico negli Stati Uniti, eletto al Senato per la prima volta nel 2006, ha fin qui ricoperto il ruolo dell’outsider. Ha immesso nel Pd parole inedite soprattutto su laicità e diritti civili. In caso di vittoria, chiederebbe l’immediato scioglimento delle correnti. A questo proposito, ha dichiarato ieri: “L’Italia che si riconosce nel Pd chiede un partito che offra soluzioni ai grandi problemi. Se Franceschini e Bersani scioglieranno le correnti, sarà molto facile avere accordi in senso nobile, trovare soluzioni per l’interesse della gente”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Del tutto imprevedibile è l’entità di possibili emorragie, nel caso di elezione a segretario dell’uno o dell’altro dei tre candidati (c’è molta tensione tra le varie componenti del partito). Come non è pronosticabile cosa potrebbe accadere qualora il risultato delle primarie ribaltasse il primo posto ottenuto da Bersani nella fase congressuale tra gli iscritti al Pd. Per ora, l’unica separazione annunciata è quella di &lt;b&gt;Francesco Rutelli,&lt;/b&gt; ex presidente della Margherita, che ritiene in un libro dato recentemente alle stampe (“La svolta”) che il Pd non è mai nato davvero nella sua ispirazione originaria.&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/221732239</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/221732239</guid><pubDate>Sat, 24 Oct 2009 12:51:36 +0200</pubDate><category>Primarie 2009</category></item><item><title>L'utilità delle Primarie: c'è bisogno di Opposizione e Partecipazione</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_VzYVOK9Sy1" href="http://www.scribd.com/doc/21503703"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="manzella"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/220822887</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/220822887</guid><pubDate>Fri, 23 Oct 2009 12:32:41 +0200</pubDate><category>Andrea Manzella</category><category>Primarie 2009</category></item><item><title>Primarie, esercizio di democrazia</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_x51Nm2ZjLX" href="http://www.scribd.com/doc/21437494"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="berselli"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/219871269</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/219871269</guid><pubDate>Thu, 22 Oct 2009 12:09:18 +0200</pubDate><category>Edmondo Berselli</category><category>Primarie 2009</category></item><item><title>Fare politica oggi, in Italia: anche da indipendenti, prendere posizione</title><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Adriano Sofri&lt;/b&gt; su Repubblica, oggi, in risposta ad una serie di editoriali apparsi nei giorni scorsi sul&lt;i&gt; Corriere della Sera. &lt;/i&gt;Si confronti, anche, &lt;a id="aptureLink_jFhchp0dpe" href="http://www.wittgenstein.it/2009/10/21/da-che-parte-stare/"&gt;Luca Sofri&lt;/a&gt; : mantenere indipendenza, non equidistanza, di fronte al grave scontro politico imperniato sugli atti e lo stile di governo berlusconiano, è un dovere non solo della stampa, ma anche del cittadino; senza ricercare impraticabili “terze vie” o forzati &lt;i&gt;appeasement&lt;/i&gt;, ma valutando, di volta in volta, il merito delle questioni agitate dai due schieramenti, anche duramente, contrapposti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_X2alHKQMTK" href="http://www.scribd.com/doc/21385230"&gt;&lt;img aptureproxy="63" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="Binder1"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/218978892</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/218978892</guid><pubDate>Wed, 21 Oct 2009 13:17:44 +0200</pubDate><category>Adriano Sofri</category><category>Luca Sofri</category><category>opposizione</category></item><item><title>Nel PD alle primarie c'è chi voterà scheda bianca</title><description>&lt;p&gt;&lt;a id="aptureLink_prtFKuVcdS" href="http://www.scribd.com/doc/21328678"&gt;&lt;img aptureproxy="57" height="260" width="440" src="http://placeholder.apture.com/ph/660x390_ScribdItem/" title="scheda_bianca"/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://pdmira.tumblr.com/post/217925821</link><guid>http://pdmira.tumblr.com/post/217925821</guid><pubDate>Tue, 20 Oct 2009 09:38:16 +0200</pubDate><category>Congresso 2009</category><category>Arturo Parisi</category></item></channel></rss>
