Dicembre 5, 2011
"Viene utile invece la vecchia allegoria di Francis Bacon: ci sono le formiche che, dotate di sano empirismo, accumulano e mettono da parte, ma non investono nulla di proprio, vanno in giro per il mondo ma lo prendono così com’è, e non modificano di un’oncia le condizioni date; poi ci sono i ragni, che sono tutta teoria e non conoscono altro scenario se non quello partorito dalla loro testa, in cui peraltro finiscono col rimanere invischiati. Ma la specie di intellettuali di cui ci sarebbe bisogno dovrebbe avere piuttosto la laboriosità delle api: stare ai fatti slogati del mondo, e tuttavia rivisitarli criticamente e comporli in un progetto di cambiamento, e in un disegno complessivo di vita in comune."

Così il filosofo Massimo Adinolfi sull’’Unità, 4/12/2011, interrogandosi sul fare cultura (“intrecciare cesti”, secondo gli antropologi…), in occasione dei recenti Stati Generali della Cultura del PD:

Gli Stati generali della cultura del partito democratico possono svolgere una funzione importante sotto più di un aspetto: possono mettere al centro della proposta di Paese del PD – proposta, idea del Paese, non semplicemente proposta di governo – le infrastrutture culturali e della conoscenza di cui l’Italia ha bisogno per rimanere a galla, dopo anni non semplicemente di riduzioni di spesa, ma spesso e volentieri di irrisione della funzione stessa della cultura

(Fonte: azioneparallela.wordpress.com)

Novembre 23, 2011
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Non occorre risalire al mito di Prometeo e al dono della techne all’uomo per capire che non può esistere una pura tecnica politica, che la politica non è mai mera amministrazione dell’esistente, e che per governare ci vogliono decisioni e assunzioni di responsabilità per nulla neutrali.

È bene perciò che prendiamo il governo Monti come una via per uscire anche da una simile impasse. Per avviare un lavoro che negli ultimi anni non è mai stato condotto, a destra come a sinistra, consentendo ai populismi di assorbire tutta l’energia politica disponibile, sia nella versione giustizialista di sinistra che in quella mediatica di destra, e alle competenze tecniche di presentarsi col volto impersonale e irresponsabile della ferrea necessità. Caricatura del sapere questa, caricatura del potere quella.

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Massimo Adinolfi, Il Mattino 22/11/2011

(Fonte: azioneparallela.wordpress.com)

Luglio 29, 2011
"CECI TUERA CELA - Preoccupati però di criticare l’arrogante radicalità della tesi – non si tratta di uccisione, né di sostituzione – finiamo col sorvolare sulle parole più importanti, i dimostrativi: «ceci» e «cela», «questo» e «quello». Dimentichiamo cioè che se la stampa diventa «questo», se il libro sta sullo scaffale e il giornale in edicola, allora la cattedrale diventa «quella», si allontana e deve lottare per non finire sullo sfondo del nostro paesaggio culturale. Il punto è cioè capire cosa si sta allontanando e cosa avvicinando."

Così Massimo Adinolfi - in dialogo a distanza con U.Eco- si interroga sull’eredità di M.McLuhan (a cent’anni dalla nascita), partendo da questa premessa  - da cui il titolo - :

«Ceci tuera cela»: questo ucciderà quello, il libro ucciderà l’edificio, e le parole assassineranno le immagini. È la profezia che Victor Hugo metteva in bocca all’arcidiacono Frollo, in Notre-Dame de Paris, prestandogli due significati: «In primo luogo era un pensiero da prete», scriveva il romanziere, schierandosi dalla parte dell’umanità emancipata grazie alla parola scritta, era «il segno che una potenza nuova stava per succedere a un’altra potenza. Voleva dire: La stampa ucciderà la chiesa». Ma in secondo luogo voleva dire un’altra cosa, non meno inquietante, e su cui anzi Hugo si soffermava molto di più, essendo il suo valore di progresso assai meno ovvio: la stampa ucciderà l’architettura, «alle lettere di pietra di Orfeo succederanno le lettere di piombo di Gutenberg». 

Per arrivare a queste conclusioni, riguardo la globalizzazione e il futuro che stiamo a noi stessi costruendo:

E in verità ad avvicinarsi è il mondo intero, divenuto ormai (altra formula famosissima) un «villaggio globale». (…) il problema non è se siamo più soli o meno soli di prima, bensì se i processi di globalizzazione non si presentino davvero nella forma di un ossimoro: globale dice infatti il vasto mondo, mentre villaggio dice la sua ri-tribalizzazione.Certo, McLuhan intendeva proprio suggerire che i nuovi «media elettrici» aboliscono lo spazio e il tempo in un abbraccio che intontisce e spaventa. Ma – è da chiedersi – non è ancora utile la sua riflessione, a cent’anni dalla nascita, per suggerire che i processi di globalizzazione non sono a senso unico, che alcune cose si avvicinano e altre si allontanano, alcune distanze si ampliano altre si raccorciano, e che dunque mentre nuove consapevolezze e nuove cittadinanze vengono educate anche grazie alla televisione e alla rete, nuove paure si formano e nuove comunità rischiano, per contraccolpo, di chiudersi? Forse sì, e domandarsi allora come viene su, attraverso quali infrastrutture tecnologiche, l’impalcatura del mondo, non sarà solo una gustosa provocazione intellettuale.

(Fonte: azioneparallela.wordpress.com)

Giugno 29, 2011
"[Rawls] Si è occupato insomma del modo in cui comporre la pluralità irriducibile di concezioni morali presenti in una società - tutte, beninteso, supposte ragionevoli - assai più che d’interessi configgenti (cioè della vera materia della politica: la «feccia di Romolo» di vichiana memoria). Per comporre questi ultimi, quel che peraltro ci vuole sono i partiti, piuttosto che dosi raffinate di elementi normativi puri.
D’altra parte, per la via di come il mondo deve essere, l’eguaglianza, in qualunque combinazione di principi sia presentata, viene proposta sempre solo come un ideale. Elevata, certo, ma anche, per ciò stesso abbassata a mero ideale, dal momento che, per dirla con Hegel, un simile ideale non sarà mai così razionale da potersi realizzare anche, dovendo affidarsi invece a mezzi apparecchiati altrove per il reperimento delle condizioni necessarie alla sua realizzazione"

Massimo Adinolfi, “Uguaglianza e questione antropologica” si districa tra Vico, Hegel (ma anche Kant), Marx, per arrivare a John Rawls e Tony Judt, nel primo numero (monografico, dedicato al tema dell’uguaglianza) di tamtàm democratico, nuova rivista on-line del PD (qui l’intero numero in pdf), così presentata da Bersani:

Questa nuova rivista on line si pone al servizio del compito che ci attende. Andremo un po’ controcorrente, rispetto ai linguaggi veloci, interattivi e semplificati – comunque utili e necessari – degli strumenti che siamo soliti utilizzare su internet: aggiungeremo il nostro tam tam al grande tam tam della rete ma un po’ contropelo, provando a metterci dentro qualcosa su cui riflettere, magari anche con calma; qualcosa da leggere e magari rileggere, e che faccia pensare

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