Novembre 24, 2011
Farsi un'idea: la politica economica del PD, le opzioni in campo

Gennaio 24, 2011
Una linea politica liberal-democratica per il PD

Michele Salvati, Corriere della Sera, 24 gennaio 2011 (“Il discorso di Walter Veltroni e il PD”). Considerazioni sul “Lingotto 2” come notevole performance oratoria, a delineare un’ “affascinante prospettiva” per l’Italia, declinata attraverso la “concretezza di una linea politica liberal-democratica”, tutta, però, da inverare, tanto più alla luce della parabola della recente azione politica dell’ex-leader del PD:

Una prospettiva che potrebbe unire gran parte del popolo della sinistra e avvicinare al Pd una parte non piccola di coloro che - pur su posizioni politiche moderate - sono però preoccupati dal declino del nostro Paese, morale e sociale ancor prima che economico.

Non era certo un momento favorevole per riaffermare la linea liberal-democratica del primo convegno del Lingotto, tenutosi più di tre anni fa nella stessa sede. Ma come? Una linea liberal proprio ora che gli eccessi deregolativi del liberismo estremo hanno provocato la peggiore crisi economica mondiale dopo quella del 1929? Proprio ora che la globalizzazione costringe ad abbandonare - Pomigliano e Mirafiori insegnano - alcune conquiste sindacali ottenute in circostanze più favorevoli?

Eppure Veltroni non solo non l’ ha sconfessata, ma, distinguendo nettamente liberalismo da estremismo neo-liberista, l’ ha accentuata. L’ ha accentuata separando nettamente la linea del partito da quella del sindacato, facendo proprie le proposte di Pietro Ichino in tema di revisione della legislazione sul lavoro. L’ ha accentuata affermando che i cittadini più ricchi saranno sì chiamati a contribuire all’ abbattimento del debito pubblico, ma dopo che lo Stato avrà fatto la sua parte, riducendo le aree di inefficienza e di spreco diffuse nelle pubbliche amministrazioni. Dopo che la crescita della spesa pubblica corrente sarà ridotta a metà di quella del Pil, e non mediante tagli indiscriminati ma attraverso spending reviews che identifichino le zone di inefficienza. Dopo che la politica avrà ridotto la sua aberrante pressione sulle risorse del Paese.

Qui non è possibile entrare nel programma di governo che il Modem auspica, esposto con un dettaglio inconsueto in discorsi di questo tipo. Veltroni ha scelto, e adattato alle esigenze del nostro Paese - con una nettezza ancor maggiore che ai tempi del Lingotto 1 - una delle due grandi linee che si combattono all’ interno dei partiti di centrosinistra europei, la linea liberal contro quella più tradizionale, più statalista, più vicina al sindacato.

Ma chi è Veltroni? E che cos’ è il Modem? Il Modem è una corrente del Partito democratico e Veltroni ne è il principale esponente. Quando, nel settembre scorso, si scontrarono a Manchester i due fratelli Miliband, essi si contendevano la guida del Labour Party e vinse Edward, esponente della linea più tradizionale, battendo di misura David, esponente della linea liberal: gli elettori britannici ne trarranno le conseguenze.

Ma che conseguenze possono trarre gli elettori italiani dall’ affascinante discorso di Veltroni? Contribuirà, questo discorso, a dare al Pd una identità più chiara, qualcosa che riavvicini al partito molti elettori che l’ hanno abbandonato e una parte di quelli che non l’ hanno sinora votato?

Alcuni di questi ricorderanno che, ai tempi del Lingotto 1, Veltroni stava diventando segretario del partito e, nelle elezioni del 2008, pur perdendo contro Berlusconi, condusse il Pd oltre il 32 per cento dei consensi elettorali, un risultato straordinario rispetto ai sondaggi di oggi. Dopo di che, egli non riuscì a far passare la sua linea all’ interno del partito, diede le dimissioni e, passati alcuni mesi di segreteria Franceschini, le primarie videro il successo di Bersani, su una linea che cerca di tener insieme, senza scegliere con nettezza, le diverse posizioni presenti nel Pd: liberal e socialdemocratici, laici e cattolici, sostenitori e avversari delle primarie, presidenzialisti e parlamentaristi, federalisti e nazionalisti, bipolaristi e proporzionalisti, garantisti e giustizialisti e chi più ne ha, più ne metta. Come meravigliarsi se, di fronte a questi conflitti tra posizioni diverse, con una leadership in cui non si vedono ricambi generazionali, l’ identità di questo partito risulta sfocata e incerta? È realistico prevedere che, dopo il Lingotto 2, le cose vadano in modo diverso da come sono andate dopo il Lingotto 1 e l’ intero Pd converga sulla linea che Veltroni ha illustrato con tanta efficacia a Torino sabato scorso?

Ottobre 29, 2009
La terza componente dell’amalgama del PD: Marino e la cultura liberal

Europa 29 ottobre 2009

Marino e la realtà liberal

Federico Orlando

 È accaduto un fatto rilevantissimo nelle primarie. La presenza liberal nel Pd, assolutamente irrilevante nel confronto, ai vertici del partito, fra le due culture egemoni, ex pci ed ex popolari, che però s’era affacciata significativamente nel voto degli iscritti, ha fatto irruzione nel voto degli elettori, dimostrando almeno due cose: una, che hanno torto i laudatores del tempo che Berta filava, quando affermano che le scelte dei dirigenti vanno fatte nei congressi dagli iscritti e non nei gazebo dagli elettori; due, che le tre e non due culture, di cui si parlò all’inizio del processo formativo del nuovo soggetto politico, esistono nella realtà dell’Italia che vota Pd.


Piaccia o non piaccia alla guardia svizzera teodem o alla vecchia guardia “leninista”, poste a presidio delle rispettive egemonie. Lo ha notato con un’annotazione di sfuggita ma incisiva Ilvo Diamanti su Repubblica nell’articolo “Quel patrimonio di tre milioni”:

«La base elettorale più caratterizzata è certamente quella di Marino.
Che ha ottenuto i livelli più elevati nelle regioni del Nord e nelle province metropolitane, sempre oltre il 15 per cento».

Europa, con un tabellone sui risultati per regioni, ne ha dato la rappresentazione grafica. Marino prende il 17,9 in Sud Tirolo (Bolzano), il 17,3 in Piemonte, il 16,8 in Valle d’Aosta, il 16,2 in Liguria, il 15,8 in Lombardia, il15,7 in Friuli, il 15,3 in Veneto, il 14,4 nelle Marche, il 14 nel Lazio, il 13,7 in Toscana, il 13,5 in Trentino, il 13,5 in Umbria, il 13,2 in Sardegna, il 13,1 in Sardegna.

Il significato di queste percentuali è stato centrato da Lucia Annunziata sulla Stampa: la voce liberal emersa dalle primarie è

«supercittadina, giovane, professionale, nordica. Un voto tipico del settore della modernità. Non dissimile da quello che in Usa è chiamato urban radical (…) una delle basi su cui si è innestato il consenso a Obama. Né lontano da quello della classe media dei nuovi professionisti, che negli anni Novanta decretò il successo di Blair».

Se poi si mette il voto per Marino sotto il microscopio,come ha fatto Termometropolitico.it , si scopre che il 12 per cento globale diventa 20 per cento fra i giovanissimi dai 16 ai 24 anni.
Insomma Marino, che ha innalzato i temi concreti di una moderna laicità (testamento biologico, unioni civili, adozioni per i single, lotta all’omofobia, ricerca scientifica, separazione dei poteri statali e religiosi), ha raccolto «un elettorato non residuale ma molto diverso». Tanto che si potrà forse discutere se esso si sarebbe manifestato egualmente per il Pd senza la presenza di Marino. Ora ci auguriamo finalmente una vera dialettica fra le tre culture

**********

Lucia Annunziata “Quel liberal nordista di Marino”, La Stampa 27/10/2009

Post piaciuti su Tumblr: Altri post piaciuti »

Tumblr che seguo

: